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Pisa

Un laboratorio da 2 milioni per la sicurezza dei farmaci

Un laboratorio da 2 milioni per la sicurezza dei farmaci

Un nuovo laboratorio di controllo qualità nello stabilimento Takeda a Ospedaletto

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PISA. Un nuovo laboratorio di controllo qualità nello stabilimento Takeda a Ospedaletto. Un piccolo gioiello realizzato grazie ad un investimento di circa 2 milioni di euro, disegnato e realizzato in ottica completamente lean manufacturing (un sistema di produzione che mira alla qualità totale riducendo gli sprechi) per assicurare farmaci sempre più sicuri ai pazienti. Un percorso che nasce all’inizio del 2020 e che, nonostante le difficoltà legate alla pandemia da Covid19, ha visto la luce in tempi record: oggi, infatti, è in programma l’inaugurazione del laboratorio dell’azienda biofarmaceutica globale che conta circa 47mila dipendenti in 80 Paesi diversi e che opera in sei differenti aree terapeutiche: oncologia, gastroenerologia, neuroscienze, malattie rare, plasmaderivati e vaccini. In Italia, oltre alla sede commerciale di Roma, Takeda vanta due stabilimenti produttivi, a Rieti e a Pisa, dedicati alla produzione di farmaci plasmaderivati di enorme rilevanza etica e sociale perché, da un lato, derivano da una risorsa per definizione limitata, la donazione di plasma e sangue umano; dall’altro rivestono un ruolo determinante, spesso salva-vita, nel trattamento di condizioni cliniche acute, gravi e croniche.

Lo stabilimento Pisa è attivo dal 1989 e qui vengono espletate le fasi di riempimento sterile, inattivazione virale e ispezione visiva dell’albumina, proteina ad alto valore terapeutico estratta dal plasma e necessaria per la cura di un ampio spettro di gravi patologie o di stati fisiologici, come insufficienza epatica, sindrome nefritica, ipovolemia, difficoltà respiratorie e shock.

Solo 32 anni fa, lo stabilimento contava 15 dipendenti; negli anni e a seguito dell’acquisizione da parte del Gruppo Shire prima (2016) e Takeda poi (2018), ha incrementato la propria capacità produttiva arrivando a contare circa 200 dipendenti. Da qui partono farmaci destinati all’Europa, alla Cina e al Medio Oriente. La domanda globale di terapie plasmaderivate è in continua crescita e questo incremento riflette la necessità di curare un sempre più alto numero di pazienti nel mondo. All’interno di questo scenario globale, Takeda ha deciso di investire nello stabilimento di Pisa con l’obiettivo di raddoppiare la capacità produttiva nei prossimi anni; il piano di investimenti 2021-2025 ammonta a circa 50 milioni di euro ed è stato già approvato dalla sede centrale di Tokyo.

Il potenziamento della capacità produttiva avrà risvolti importanti anche da un punto di vista occupazionale con un incremento che si stima in decine di nuovi ingressi di personale specializzato e operativo.

Takeda è partner del Sistema sanitario nazionale grazie all’aggiudicazione della gara che concorre al programma del Ministero della Salute definito di “Autosufficienza Nazionale del sangue e dei suoi prodotti”. Lo stabilimento di Pisa gioca un ruolo fondamentale nella trasformazione in farmaci salvavita del plasma donato nelle strutture trasfusionali e nelle unità di raccolta delle Regioni Toscana, Marche, Lazio, Campania, Molise e Ispettorato Generale della Sanità Militare (Consorzio PLA.NET).

«Come Takeda - sottolineano dall’azienda - siamo orgogliosi di fornire il nostro supporto per il raggiungimento di un obiettivo ambizioso, quello di contribuire, cioè, a rendere il nostro Paese autosufficiente dal punto di vista della disponibilità di farmaci plasmaderivati. L’Italia può contare su un’ampia raccolta di plasma proveniente da donatori volontari che viene lavorato in conto lavorazione per le Regioni dalle aziende farmaceutiche accreditate dal Ministero della Salute a questo scopo, come Takeda. Tuttavia, la quantità di plasma italiano disponibile non è sufficiente a coprire la produzione dei farmaci necessari alla cura dei pazienti in Italia poiché la copertura del fabbisogno arriva, di media, solo al 70%. Per soddisfare le esigenze terapeutiche, dunque, il nostro Paese utilizza anche farmaci plasmaderivati prodotti a partire dal plasma di provenienza estera controllata». La situazione «richiede un dialogo costruttivo tra tutte le realtà del settore, dalle istituzioni, alle associazioni dei pazienti e dei donatori, alle aziende, per l’incremento delle donazioni di plasma sul territorio nazionale». l
 

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