Il Tirreno

Pisa

Don Bosco, gli incroci a rischio Un piano per la messa in sicurezza

Francesco Loi
Don Bosco, gli incroci a rischio Un piano per la messa in sicurezza

Sopralluogo della Pisamo nella zona in base alle segnalazioni ricevute

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PISA. «A Don Bosco ci sono incroci e attraversamenti pedonali troppo rischiosi che vanno sistemati». Segnalazioni numerose e ripetute da parte dei residenti. E non solo. Perché il quartiere, in particolare via Don Bosco, ma anche alcune traverse di via di Pratale, sono percorse ogni giorno da migliaia di mezzi. E i pericoli sono dietro l’angolo. Sopralluogo nella zona della Pisamo con l’amministratore unico Andrea Bottone e il tecnico Michele Primavera, alla presenza di Riccardo Davini, referente dello sguardo di vicinato di Pratale-Don Bosco. Al tirar delle somme, emersione delle criticità e possibili soluzioni da “cantierare”, cercando le necessarie risorse economiche.

Una ricognizione nel quartiere partendo anzitutto dalle problematiche proprio di via Don Bosco. Il primo punto sul quale si concentra l’attenzione è l’incrocio di via Don Bosco con via Canavari (lato Polizia stradale) e via Centofanti. Strada molto transitata in generale e soprattutto in certe fasce orarie. In quella zona le strisce pedonali collegano anche alla pista ciclopedonale che corre all’interno dei giardini Solarino di fronte al carcere. Alta velocità, sorpassi azzardati anche nella corsia degli autobus, scarsa visibilità soprattutto nel periodo invernale le principali problematiche. Soluzioni? Non sono possibili altri attraversamenti rialzati essendo strada principale della zona e utilizzata dai mezzi di soccorso. L’ipotesi è di realizzarvi un attraversamento pedonale tecnologico illuminato salva-pedone come in via Fiorentina a Riglione. Dove, grazie ai dispositivi installati, viene aumentata la fascia di illuminazione quando i sensori rilevano la presenza del pedone sulle strisce; i dispositivi inoltre rilevano la velocità delle auto in arrivo da oltre 200 metri, quindi se il limite di velocità viene superato si accende un’illuminazione a led rosso che avverte l’automobilista sulla necessità di rallentare.

Sull’altro versante dei giardini pubblici, dunque su via Parini, la strada si presenta come un rettilineo con parcheggi su entrambi i lati che non rendono sicuro in particolare l’attraversamento sulle strisce più utilizzate dai fruitori del parco. In questo caso la soluzione possono essere due attraversamenti rialzati all’altezza della fontanella e, prima, all’incrocio con via Shelley.

Altro punto oggetto di numerose segnalazioni l’incrocio di via Pellegrini con via Don Bosco. Immettersi in via Don Bosco è difficoltoso per la scarsa visibilità a destra a causa della costante presenza di auto o furgoni parcheggiati in corrispondenza della sede della San Vincenzo de’ Paoli. L’ipotesi è di eliminare in qualche modo uno o due stalli blu vietando la sosta. Oltre ad avanzare di un paio di metri lo stop rispetto alla posizione attuale. L’incognita per questa soluzione è che renderebbe difficoltoso girare in via Pellegrini da via Don Bosco (a meno di vietarlo). In aiuto per l’immissione c’è (ci sarebbe) un palo con specchio, che però è quasi sempre coperto dalle foglie dell’albero a fianco: richiesta almeno un puntuale taglio delle fronde.

A poca distanza, un altro incrocio complesso e rischioso è quello di via Parini con via Averani, via Pellegrini e via Goldoni (con passaggio sotto gli archi dell’acquedotto mediceo). Un incrocio “cieco” proprio per la presenza degli archi che rappresentano una barriera visiva, considerando anche la presenza di una frequentata pista ciclopedonale che corre lungo l’acquedotto. La soluzione ipotizzata è una rotatoria in sostituzione dell’incrocio approfittando dello slargo esistente verso via Goldoni togliendo qualche stallo blu. La rotatoria costringerebbe le auto che percorrono via Parini ad allargarsi verso destra rallentando forzatamente, mentre per gli altri accessi sposterebbe la visuale rispetto alla barriera degli archi. Segnalato anche il passaggio dagli archi di numerosi camion con pericolo per la stabilità dell’acquedotto in quel punto.




 

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