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cronaca

Pisa, fece sparire oltre 22mila euro dal conto della sua assistita

Amministratrice di sostegno condannata a 4 anni e mezzo


21 giugno 2022 Pietro Barghigiani


PISA. Un prelievo continuo. Non erano grandi somme. Ma per tre anni e mezzo il conto corrente della donna che il Tribunale aveva affidato alle cure dell’amministratrice di sostegno era diventato un pronto cassa capace di generare un flusso, solo in uscita, di oltre 22mila euro. Soldi finiti nelle tasche di Lucia Di Maria, 56 anni, di Fucecchio, condannata ieri pomeriggio a 4 anni e mezzo con l’accusa di peculato. Il primo collegio del Tribunale (presidente Cipolletta, a latere Messina e Dini) ha anche disposto il sequestro per equivalente a carico dell’imputata e fissato una provvisionale di 25mila euro.

La donna assistita e depredata, secondo la sentenza, si è costituita parte civile con l’avvocato Simone Vallese di Torino. È stato un processo che si è concluso con tempi impensabili: una sola udienza con escussione dei quattro testi e discussione. Stando alla ricostruzione dell’accusa (pm Flavia Alemi che ha chiesto quello che poi il Tribunale ha sentenziato, ndr) l’imputata avrebbe approfittato del ruolo di amministratrice di sostegno di una donna, residente a Torino, della quale era parente alla lontana. Il papà, poi deceduto, l’aveva indicata come figura per stare vicino alla figlia anche in previsione di un trasferimento in Toscana quando lui fosse venuto a mancare. Quando poi si era accorto dei prelievi privi di giustificazione effettuati su Firenze, Pisa e Lucca, l’aveva querelata. E il nuovo amministratore di sostegno nominato dal giudice, l’avvocato Alessandro Ghetti, uno dei testi sentiti ieri, nel suo lavoro di pulizia nei rapporti aveva messo in fila tempi e prelievi contestati. «Alla mia richiesta di fornire pezze d’appoggio sui prelievi non mi ha mai dato spiegazioni esaustive» ha sottolineato il legale nel suo racconto. Il periodo in esame va dal febbraio 2015 al settembre 2019. Tra le spese anomale contestate all’imputata anche una parcella da 8mila euro pagata a un avvocato parente dell’allora amministratrice di sostegno.


 

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