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Letta: «Per Pisa ci metto la faccia, ora ritorniamo nelle periferie»

Francesco Loi
Letta: «Per Pisa ci metto la faccia, ora ritorniamo nelle periferie»

Il segretario nazionale del Pd apre la campagna elettorale nella sua città

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PISA. «Ci metto la faccia fino in fondo. Ditemi cosa serve, se c’è bisogno mi metto anche a spazzare». Così, tra un impegno e una battuta, il segretario nazionale del Pd, Enrico Letta, ha aperto la campagna elettorale nella sua città in vista delle amministrative del 2023. Al circolo Arci Pisanova si è confrontato con esponenti del suo partito, della coalizione di centrosinistra e gran parte del “gruppo dei saggi”, l’apertura alla società civile che rappresenta la principale novità della strategia per provare a riconquistare Pisa.

Non a caso, oltre ai segretari provinciale (Oreste Sabatino) e comunale (Andrea Ferrante), e a Ylenia Zambito della segreteria regionale (lettiana di ferro), al fianco di Letta c’erano i coordinatori del gruppo che inizierà il tour di ascolto nei quartieri: gli economisti Andrea Bonaccorsi e Andrea Piccaluga. Volti e protagonisti nuovi, altro pezzo della strategia pre-elettorale.

Letta ha detto cosa non si deve fare, a suo avviso, anche per non ripetere gli errori del 2018: «Allora è stata fatta una scelta di autosufficienza da parte del Pd che ha portato all’isolamento e la destra a vincere. Il mio Pd deve essere un fratello maggiore, e dunque con più responsabilità, ma che deve cercare di allargare al coalizione. Insieme agli alleati sceglieremo la candidata o il candidato sindaco migliore. In questi anni da segretario non ho mai imposto qualcuno».

Ma ha detto anche cosa si deve fare, portando come esempio la campagna elettorale di Torino, definita “della sedia”: «L’allora candidato sindaco girava i quartieri con un pannello, due sedie, un tavolo e una clessidra. Ogni giorno metteva a disposizione due ore: aveva la fila davanti dei cittadini che volevano confrontarsi. Ne ha incontrati direttamente 500. Non dobbiamo fare la stessa cosa, ma quasi. La gente oggi ha bisogno di essere ascoltata».

Siccome «si riparte da zero e bisogna ricostruire tutti insieme» (parole ancora del segretario Pd), è proprio dai quartieri che inizia la campagna d’ascolto. Putignano, Cep. Barbaricina. «Ringrazio chi si è prestato a questo esercizio – dice Letta riferendosi «agli Andrea» Bonaccorsi e Piccaluga – che deve riportarci nelle periferie della città, in quei quartieri dove siamo stati rifiutati».

L’ascolto dei cittadini dovrà essere riassunto in una piattaforma che diventerà la base della campagna elettorale. A settembre si tireranno le somme e da lì dovrà uscire «anche il candidato o la candidata sindaco. Vedremo chi sarà la capitana o il capitano di questo percorso: subito dopo l’estate è bene che il nome ci sia». Le indiscrezioni vedono sempre papabili proprio Bonaccorsi o Piccaluga, altri fanno il nome della professoressa Manuela Roncella (che a sua volta fa parte del “gruppo dei saggi”). Giochi ancora da fare.

Ma Letta indica anche gli strumenti sui quali contare. E qui un nome lo fa: quello di Mauro Berruto, ex commissario tecnico della Nazionale italiana di pallavolo, responsabile sport nella segreteria nazionale del Pd. «Sui temi dello sport è a disposizione di questa città – dice Letta –. È un coach che sa fare il lavoro di creare una squadra». E racconta un aneddoto dello stesso Berruto: «Nelle sue squadre ha sempre scelto di arbitrare direttamente le sfide di allenamento. Con un metodo: sbagliare in modo volontario le chiamate. Il motivo? Lo spiega così: se subisci un torto e ti arrabbi perdi le partite, se invece superi quel torto vinci le partite. La squadra della candidata o del candidato sindaco deve avere quello spirito».

Un altro strumento? «Abbiamo tanto da giocare sul tavolo regionale, dove governiamo. Ad esempio, il tema dell’erosione marina. Questo è uno degli obiettivi che dobbiamo perseguire, presentandoci alle elezioni con un chiaro piano di soluzioni da presentare». E poi gli studenti fuori sede, «oltre 35mila giovani che devono essere coinvolti e fatti diventare protagonisti, così come le comunità straniere: è fondamentale, se stanno fuori i problemi poi si raddoppiano».

Un messaggio anche agli alleati: «Ripartiamo rimettendo le cose non sul binario del leaderismo, ma dell’intelligenza collettiva. Io ci metto la faccia perché Pisa ha bisogno di un’altra idea».

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