Il Tirreno

Pisa

Dalla Stazione Marconi al Buontalenti le occasioni mancate nell’area di Coltano

Danilo Renzullo
Il rudere della Stazione Marconi: fu la prima a inviare un segnale in grado di oltrepassare il deserto del Sahara
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Il rudere della Stazione Marconi: fu la prima a inviare un segnale in grado di oltrepassare il deserto del Sahara

Inseguiti e accarezzati per anni, ma i progetti di rinascita restano imbrigliati nelle pastoie burocratiche 

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Rinascita. Un auspicio che per Coltano il tempo ha trasformato in un miraggio. Lì, dove secondo la leggenda è stato captato l’allarme lanciato dal Titanic, più volte il grido di dolore della storia è naufragato in infiniti iter burocratici.

Dalla Stazione Marconi alle Stalle del Buontalenti, fino a quel Centro Radar un tempo fiore all’occhiello delle tecnologie statunitensi e oggi ennesima ferita di un borgo che attende un processo di rinascita.

Partendo dal recupero di quella palazzina dove Guglielmo Marconi decise di installare quella che il New York Times definì all’epoca «the most powerful in the world», la più potente stazione radiotelegrafica al mondo. Quella che consentì al premio Nobel per la fisica di portare avanti gli esperimenti sui segnali radio, la cui evoluzione ha posto le basi per la nascita dei moderni sistemi di comunicazione, e di lanciare per la prima volta le trasmissioni ad onde lunghe verso Nuova Scozia, Canada e Terre d’Africa. La stessa dove transitò l’impulso, partito da Roma, che nell’ottobre 1931 accese le luci del Cristo Redentore di Rio de Janeiro. Quella che secondo la leggenda captò l’sos lanciato dal Titanic dal primo radiotelegrafista John George Phillips, poi ritrasmesso negli Usa e raccolto dalla nave Carpathia. Mura impregnate di storia, dove hanno trovato una sintesi l’ingegno e il genio italico facendo poi progressivamente spazio all’incuria, al degrado, all’abbandono che hanno trasformato quel monumento in un rudere. Quella che Elettra, figlia di Guglielmo, ha definito a più riprese una vergogna nazionale. Una delle tante che caratterizzano il borgo alle porte di Pisa. Decenni di attese non sono bastati nemmeno alle Stalle del Buontalenti per liberarsi dallo stato di abbandono in cui lo storico edificio risalente al XVI secolo è piombato.

Di proprietà della Regione, l’immobile è stato più volte richiesto, anche su spinta della Pro Loco, dall’amministrazione comunale. Un passaggio che avrebbe permesso a Palazzo Gambacorti di concretizzare qualche progetto di riqualificazione e di riutilizzo o alienare il bene a privati per un suo recupero a fini residenziali o ricettivi. Un accordo mai concretizzato seguito dal tentativo delle Regione di vendere il bene. Negli anni scorsi una società emiliana ha presentato una manifestazione d’interesse per rilevare la struttura e i terreni retrostanti. Un interesse non ancora materializzatosi in atti concreti e l’unico, per il momento, che potrebbe ridare dignità ad uno dei tanti storici edifici abbandonati del borgo. Ipotesi. Le stesse a più riprese avanzate e sempre naufragate per l’ex Centro Radar, aperto negli anni Cinquanta e rimasto in uso alla base di Camp Darby . Caratterizzata da terreno paludoso ed edifici fatiscenti, dopo il passaggio al demanio l’area era stata destinata ad accogliere una base d’eccellenza per la protezione civile regionale, successivamente è stata richiesta dal Comune per trasformarla in un polo tecnologico.


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