Il Tirreno

Pisa

Caso Scieri, 23 anni dopo la sua morte i militari in aula

Pietro Barghigiani
Emanuele Scieri la recluta dei parà che morì nel maggio ’99 alla Gamerra
◗
Emanuele Scieri la recluta dei parà che morì nel maggio ’99 alla Gamerra

In corte d’Assise inizia il procedimento per due ex caporali. Con il rito abbreviato assolti tre componenti della Folgore

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Per la prima volta si apre un processo pubblico per arrivare a una verità giudiziaria sulla morte di Emanuele Scieri. Archiviazioni e riti abbreviati (camera di consiglio e senza sentire testimoni) hanno già segnato la vicenda della recluta dei parà trovata senza vita nel primo pomeriggio del 16 agosto 1999 ai piedi della torre di asciugatura dei paracadute nella caserma Gamerra. Domani è una data simbolo. In Corte d’Assise (presidente Dani, a latere Zucconi e sei giudici popolari) inizia il dibattimento con rito ordinario in cui sono imputati due ex caporali della Folgore accusati di omicidio volontariato aggravato. Si tratta degli ex caporali Luigi Zabara, 44 anni, di Castro dei Volsci (Frosinone) difeso dagli avvocati Andrea Di Giuliomaria e Mariateresa Schettini e Alessandro Panella, 42 anni, di Cerveteri, avvocato Andrea Cariello.

Non era mai successo che in un’aula di giustizia fossero chiamati a testimoniare militari dell’esercito e non solo. Finora le indagini sulla fine del 26enne siracusano si erano limitate alle fasi preliminari, coperte dal segreto e in un perimetro chiuso. Un processo pubblico non c’era mai stato. Inizierà domani con un ruolo attivo anche delle parti civili, finora rimaste esterne, ma non estranee, alle ricostruzioni degli inquirenti. Anche i legali della mamma e del fratello di Emanuele (avvocati Alessandra Furnari e Ivan Albo) potranno fare domande, sottolineare anomalie, pungolare gli indecisi.

Il giudizio in Assise arriva dopo l’assoluzione in abbreviato di Andrea Antico, 42 anni, residente in provincia di Rimini. Il reato era lo stesso da cui devono ora difendersi Zabara e Panella. Assoluzione dal reato di favoreggiamento anche per il generale Enrico Celentano, 78 anni, di Casole d’Elsa, e il maggiore Salvatore Romondia, 75 anni, di Pisa.

Se per il giudice dell’udienza preliminare non è stata raggiunta la prova della colpevolezza dei tre imputati, all’opposto la Procura ritiene fondata la contestazione così come è emersa dagli atti d’indagine e attraverso anche la testimonianza di Alessandro Meucci. Romano, trasferito all’estero per lavorare nel settore della ristorazione, Meucci è un militare vessato dai "nonni" che la notte del 13 agosto 1999 sostiene di aver visto i tre caporali in camerata quando, invece, i diretti interessati hanno sempre dichiarato di non essere in caserma.

Il gup ha condiviso l’impostazione della Procura (pm Alessandro Crini e Sisto Restuccia) sul contesto del "nonnismo" violento come premessa e spiegazione del delitto, ma non ha ritenuto raggiunta la prova per una condanna. E la formula dell’assoluzione per Antico di «non aver commesso il fatto» tiene in piedi l’ipotesi dell’omicidio come causa di morte di Scieri. Il fatto, inteso come delitto, è accertato. L’obiettivo è arrivare a una risposta giudiziaria a quasi 23 anni dai fatti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca