Sicurezza
La prevenzione a scuola per le morti improvvise
Sono stati monitorati 200 ragazzi volontari dell’istituto Fascetti-Da Vinci. Il cardiologo Emdin: «Chiederemo di creare una rete regionale di controllo»
PISA. La prevenzione a volte è tutto. Come nel caso delle morti improvvise giovanili, dovute a problemi cardiologici non preannunciati sintomatologie evidenti. Ed è qui, in questa apparentemente “invisibilità”, che si inserisce lo screening mirato che in questa settimana (da lunedì scorso fino a oggi, venerdì) è stato portato avanti all’istituto superiore Da Vinci-Fascetti di via Contessa Matilde a Pisa.
Un vero e proprio progetto pioneristico perché è il primo ad essere effettuato nelle scuole secondarie di secondo grado in tutta la Toscana. L’iniziativa rientra nell’ambito del più ampio progetto Just (JUvenile Sudden deaTh: JUST know and treat - Morte cardiaca improvvisa giovanile: conoscerla per prevenirla), finanziato dalla Fondazione Pisa e che coinvolge Scuola Superiore Sant’Anna, Fondazione Monasterio, Aoup e Fondazione pisana per la scienza. E così anche ieri mattina diversi ragazzi erano in fila, fogli alla mano, per effettuare lo screening nello spazio ricavato al primo piano dell’istituto. Prima la compilazione del questionario sulla familiarità alla morte improvvisa. Poi l’elettrocardiogramma digitale, primo passo per individuare eventuali situazioni sospette. Fino a ieri si sono sottoposti volontariamente oltre 200 studenti della scuola.
«Tra questi – spiega il cardiologo Alberto Giannoni, responsabile organizzativo del progetto – ci siamo segnati sul database una ventina di soggetti da ricontrollare, non necessariamente patologici (i casi sono rari)».
Altro dato: tutti i ragazzi coinvolti sono delle classi seconde e quinte.
«Si può così ripetere il test a distanza di anni perché – continua il professor Giannoni – la situazione è variabile. Fondamentale poi il formato digitale dell’elettrocardiogramma, che consente di rivederlo in un secondo momento. E sui grandi numeri sarebbe possibile applicare anche gli algoritmi di intelligenza artificiale per mettere in luce aspetti altrimenti invisibili. Durante il questionario parliamo con i ragazzi e questo consente di “allargare” l’indagine anche ai familiari e conoscenti. Se in questa prima fase rileviamo segni anomali, ricontattiamo i giovani per organizzare eventualmente ulteriori indagini, per esempio un’analisi genetica di livello avanzato». E infatti «le cause principali sono condizioni ereditarie, ma si possono anche acquisire (è il caso dell’abuso di sostanze stupefacenti)», sottolinea il professore Michele Emdin (Scuola Superiore Sant’Anna e Fondazione Monasterio), tra i promotori del progetto insieme al collega Claudio Passino e al professore Marco di Paolo dell’Università di Pisa.
«Questo scandaglio – continua il professor Emdin – consente non solo di identificare, ma anche di fornire un registro informatico dei soggetti a rischio. E chiederemo al presidente della regione Eugenio Giani di creare una rete regionale perché si tratta di uno strumento di mappatura fondamentale». La morte improvvisa nei giovani (sotto i 45 anni) è rara: in Europa si parla di 9mila decessi all’anno, dovute soprattutto ad aritmie. Ma i costi in termini di vita persi e il trauma che ne consegue sono incalcolabili.
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