Il Tirreno

Pisa

la radiografia del settore nel 2021 

Ristoranti, anno nero con 243 chiusure

Daniela Petraglia, presidente ConfRistoranti Confcommercio
Daniela Petraglia, presidente ConfRistoranti Confcommercio

Confcommercio chiede un po’ di respiro per chi è rimasto «Suolo pubblico gratuito almeno fino alla fine dell’anno»

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PISA. Il 2021 è stato un anno nero per i ristoranti pisani. A confermare i timori già espressi da imprenditori e operatori del settore sono i dati del rapporto della ristorazione Fipe Confcommercio, dove spicca la chiusura di 243 imprese di ristorazione di Pisa e provincia nell’ultimo anno. Il saldo peggiore a livello regionale, secondo solo a quello di Firenze, in un quadro che vede sparire complessivamente dalla Toscana quasi 1. 000 attività.

«La lunga notte dei ristoratori non è ancora finita, e senza un intervento deciso e in grado di garantire stabilità al settore da parte del Governo i numeri sono purtroppo destinati a peggiorare» afferma il direttore di Confcommercio Provincia di Pisa Federico Pieragnoli.

«Alle chiusure non sono seguiti interventi salvagente per i pubblici esercizi, nessuna moratoria, nessun alleggerimento fiscale e contributivo e ristori insufficienti – aggiunge – . Gli interventi di alcune amministrazioni, come la cancellazione di imposte locali e la concessione di suolo pubblico, hanno solo in minima parte compensato l’assenza di politiche efficienti a livello nazionale». Timori che aumentano dopo lo shock del 2022.

«Quando sembrava intravedersi qualche spiraglio la guerra tra Russia e Ucraina e l’improvviso rialzo dei prezzi delle materie prime e dell’energia hanno fatto ricadere gli imprenditori del settore nella nebbia dell’incertezza – prosegue – . Se da Roma non arriva un’inversione di rotta il bilancio delle chiusure è destinato ad aumentare ogni anno, ed è quanto mai necessario intervenire subito, a partire dalla concessione della gratuità del suolo pubblico almeno fino alla fine del 2022 per garantire almeno un po’di respiro alle imprese».

«Questo è il conto che ci presentano pandemia, aumento dei costi di utenze, materie prime e svuotamento delle città – è l’amaro commento della presidente ConfRistoranti Confcommercio Provincia di Pisa Daniela Petraglia – . Purtroppo sono numeri drammatici che rispecchiano la dura realtà di ogni giorno: oggi servono muscoli d’acciaio per resistere e tenere in piedi la propria attività. Ci aspettavamo questi dati dopo l’onda lunga del Covid alimentata dalle continue chiusure e riaperture a singhiozzo, dall’assenza di socialità e viaggi. Il saldo negativo che vede 158 imprese di ristorazione in meno rispetto al 2020 è solo parzialmente mitigato dalle 85 nuove aperture che dimostrano una discreta vivacità sul territorio, ma purtroppo per ogni ristorante che apre sono in tre a chiudere».

A pesare sulle chiusure «la mancanza di turisti e visitatori, il continuo e persistente ricorso allo smart working, e nel caso specifico di Pisa la chiusura dell’Università. Il territorio vive prevalentemente di turismo e servizi, e se questi vengono a mancare il comparto della ristorazione, che a Pisa e provincia dà lavoro a più di 4. 500 addetti, non può andare avanti».

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