Il Tirreno

Pisa

Un’anima pisana ispira l’ultimo film con Scamarcio

Giuseppe Boi
La sceneggiatrice Annick Emdin
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La sceneggiatrice Annick Emdin

Annick Emdin, giovane autrice di libri e spettacoli teatrali, firma col regista Giuseppe Piccioni e il collega Gualtiero Rosella la sceneggiatura della pellicola “L’ombra del giorno” 

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PISA. È girato ad Ascoli Piceno ma ha l’anima di Pisa. “L’ombra del giorno” di Giuseppe Piccioni è in parte nato sotto la Torre.

Tra gli sceneggiatori, insieme al regista e Gualtiero Rosella, c’è Annick Emdin, giovane pisana già autrice di libri e spettacoli teatrali.

Nella sceneggiatura ha portato la sua sensibilità e soprattutto la sua storia che ha radici pisane.

Il film, che lo scorso 15 marzo ha raggiunto il 9° posto in classifica al Box office, è ambientato durante il fascismo e racconta della storia d’amore che nasce tra un ristoratore (Luciano, interpretato da Riccardo Scamarcio), blandamente simpatizzante del regime, e una giovane donna che ha assunto come cameriera, Anna (Benedetta Porcaroli).

La ragazza ha un segreto, attorno a cui ruota tutto la trama: è ebrea ma è proprio la sua condizione di perseguitata, dal pregiudizio e dalla legge, insieme alla capacità di conquistare il suo datore di lavoro con la cultura e l’intelligenza, a costringere l’uomo ad affrontare dilemmi e scelte morali.

«Disobbedire a una legge sbagliata, ragazzo mio, a volte è un obbligo», dice a Luciano il “professore”, uno dei personaggi del film interpretato da Antonio Salines.

Tanto a quella scelta, quanto a quella legge – ossia le leggi razziali volute da Benito Mussolini e firmate proprio a Pisa, nella tenuta di San Rossore, nel 1938 da Vittorio Emanule III – è legata la storia di Emdin non solo perché di famiglia ebraica e perché ha già affrontato il tema della Shoah e delle persecuzione razziale nella sua esperienza artistica.

Pisana di nascita, la sua vita e quella dei suoi genitori e nonni è legata a doppio filo all’esclusione dei docenti universitari dall’ateneo pisano per l’applicazione delle leggi della vergogna.

In “L’ombra del giorno” la sensibilità di chi ha nel dna il tema della persecuzione razziale si unisce all’arte di un maestro come Piccioni.

«Lavorare con lui è speciale perché ha una sensibilità artistica unica», spiega Emdin (che tra l’altro è stata allieva del regista in un corso di sceneggiatura alla Silvio D’Amico).

L’autrice pisana racconta il film come «una sceneggiatura dal valore universale», ma è evidente la traccia lasciata nella trama quando sottolinea come «Anna costringa Luciano a rimettere in discussione il suo piccolo mondo».

«L’intento del film è raccontare una piccola storia, una storia d’amore nel contesto della grande storia che irrompe nella vita delle persone», prosegue Emdin mettendo l’accento sui due livelli affrontati nella trama, quello politico e quello della favola con protagonisti due persone diverse e distanti che si incontrano, si influenzano e crescono l’uno con l’altro.

Il tutto raccontando la storia senza fare sconti alla memoria, ma mantenendo una dimensione di favola perché, spiega Emdin, «“L’ombra del giorno” non vuole dare risposte ma generare domande e riflessioni».
 

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