Toscana
Contro disparità, guerra e sessismo Il corteo femminista per i diritti
Sfilano in 600 al primo raduno dopo lo stop per la pandemia. «Negli ultimi anni tantissime sono state licenziate»
PISA. Casa, lavoro, salute. E ancora: reddito e stop alla violenza e alla guerra. Non una festa. L’8 marzo diventa una giornata di mobilitazione e rivendicazione. Una piattaforma di richieste, portata in strada “Con amore e rabbia”, come recita lo striscione di apertura del corteo partecipato da oltre 600 persone che ieri pomeriggio ha attraversato il centro cittadino e non solo.
Dopo due anni sono tornate in piazza. A riempire con corpi, striscioni e colori quelle strade che la pandemia ha sbarrato. Chiuso, ma solo temporaneamente, alla partecipazione collettiva. Che ha trovato nuove modalità e nuovi mezzi per organizzarsi ed estendere a nuovi temi, a nuovi bisogni le rivendicazioni annualmente portate in piazza. In diverse centinaia hanno partecipato alla manifestazione promossa nell’ambito del sesto sciopero internazionale “indetto” dal movimento Non un una di meno. Una massiccia partecipazione per proporre e rivendicare, ma soprattutto per protestare contro la violenza e la disparità di genere. Associazioni, collettivi, studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici, disoccupati, migranti. Varie e variegate le anime che hanno aderito alla mobilitazione e sono scese in piazza rivolgendo, a più riprese, anche un invito a promuovere la pace, a deporre le armi e a mettere fine ai bombardamenti e al massacro di civili in corso in Ucraina.
«La pandemia non ci ha annullate. Anzi, ci ha compattate ancora di più – evidenziano le promotrici del corteo –. Ha peggiorato le condizioni di lavoro e isolato ancora di più tantissime persone, ma è diventata anche il motore di una nuova stagione di lotte. Ci siamo confrontate, unite e supportate senza mai fermarsi per costruire un’alternativa, una vera alternativa ad una società che vede ancora la donna come un oggetto, ma anche per rivendicare lavoro, giustizia, casa e reddito».
Temi collegati e connessi a quelli della sicurezza e della salute «Non è la militarizzazione delle strade e delle piazze l’esempio di sicurezza da promuovere – aggiungono i manifestanti –. Non siamo sicure perché si continua ogni giorno ad uccidere le donne. La sicurezza si costruisce con reddito, spazi. Con un lavoro dignitoso, con la casa, con il riconoscimento delle cure ed efficienti servizi socio-assistenziali e per l’infanzia. Chiediamo giustizia sociale e climatica e una società che possa garantire piena autonomia alle donne, a partire da quella economica per non sottostare a ricatti, molestie e violenze fisiche e psicologiche». Da piazza Vittorio Emanuele II il corteo si è diretto a Porta a Mare, paralizzando per oltre mezz’ora la circolazione sull’Aurelia. Da lì ha attraversato lungarni e centro ampliando la piattaforma di rivendicazioni anche alla pace e alla fine dell’attacco russo in Ucraina.
“Fuori la guerra dalla storia”, recita uno striscione della Casa della donna di Pisa, accompagnato da cori ritmati per invocare la pace.
«La pandemia ha messo in evidenza la fragilità del sistema sanitario e le donne sono state le prime vittime dei tagli che negli ultimi anni hanno interessato il comparto, dell’assenza di una sanità territoriale e dell’accentramento dei servizi in mega strutture di eccellenza – continuano le manifestanti –. Durante gli ultimi due anni tantissime donne sono state licenziate, costretta a lasciare il lavoro, obbligate al part-time o allo smart-working perché in assenza di servizi adeguati hanno dovuto occuparsi più di prima di figli e anziani. Non vogliamo essere sfruttate due volte, dentro e fuori casa, mentre la casa diventa un luogo sempre più violento. Questo sciopero, lo sciopero femminista, è un’occasione di ribellione contro l’oppressione, per connettere bisogni e le diverse condizioni di vita per conquistare spazi e la forza necessaria per non essere vittime o solo numeri nelle statistiche della violenza, dei femminicidi, della disoccupazione, della povertà».
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