Gioco
«Avrei potuto vincere un’altra medaglia ma non ho rimpianti: giusto fermarsi»
Irene Bertini, campionessa pisana, fa parte della nazionale italiana che ha rinunciato ad affrontare la squadra della Russia
PISA. Anche Irene ha detto no. La nazionale italiana di fioretto femminile Under 20 è stata protagonista la scorsa settimana a Novi Sad, in Serbia, di un gesto di grande impatto. Ha rinunciato a scendere in pedana contro la nazionale della Russia nella gara a squadre dei quarti di finale, mandando così un chiaro segnale contro la guerra. Tra le fiorettiste azzurre anche la pisana Irene Bertini, campionessa italiana in carica e fresca medaglia d’argento nell’individuale agli Europei. Con lei Giulia Amore, Carlotta Ferrari e Matilde Molinari.
Irene, studentessa al liceo scientifico Buonarroti, è nata nel 2004 e non ha ancora compiuto 18 anni. Frequenta la palestra dell’Us Pisascherma, in Barbaricina, da quando ne ha 7. La scorsa settimana si è trovata catapultata in una situazione più grande di lei, proprio dopo aver conquistato la sua prima medaglia internazionale.
L’atleta, che fa parte del Gruppo sportivo carabinieri, è rientrata da poco in Italia. «Sono soddisfatta del risultato sportivo, ma questa è stata un’esperienza indimenticabile sotto tanti punti di vista – dice con un po’ di emozione –. Con le russe abbiamo tirato a gennaio in Coppa del Mondo a Zagabria e tra noi atlete c’è solo rivalità sportiva. È stato difficile anche per loro non vedere nessuno dall’altra parte, non avendo colpe per quello che sta succedendo in Ucraina».
Un momento non semplice, anche perché la decisione della Federazione italiana scherma, in accordo con il Coni, è arrivata dopo che l’Italia aveva già vinto un assalto e doveva affrontare le russe ai quarti. «Tutte le nazioni – aggiunge Irene – non hanno tirato con la Russia e noi siamo state le prime a non scendere in pedana. È una situazione che mette in difficoltà tutti perché lo sport dovrebbe unire, però la decisione è stata giusta».
«Non c’è nessun tipo di rancore anche tra russe ed ucraine, sono tutte dispiaciute – sottolinea –. È stato molto emozionante l’abbraccio con le ragazze della nazionale ucraina che ci hanno ringraziato per la solidarietà». Il rimpianto per una possibile medaglia non fa cambiare idea a Irene: «Potevamo vincere, ci eravamo preparate al massimo e dopo il quinto posto in Coppa del Mondo a Zagabria eravamo molto cariche. Potevo conquistare una seconda medaglia, ma ci sono gesti e scelte che vanno oltre lo sport».
All’Us Pisascherma Irene è seguita dal preparatore Luca Bonaguidi e dai tecnici Veronica Mantovani, Marco Ramacci, Elisa e Simone Vanni, che è stato campione olimpico a squadre ad Atene 2004. «In carriera ho vissuto situazioni difficili, ad esempio quando gli atleti arabi non tiravano contro gli israeliani, ma ora – dice Vanni – stiamo parlando di una guerra nel cuore dell’Europa. Da una parte ci dispiace che Irene non abbia preso parte alla gara, visto che poteva portare a casa un’altra medaglia, però penso che per certi versi sia entrata con un piccolo passo nella storia, insieme alle sue compagne di squadra. Potrà raccontare alle future generazioni di come lo sport le abbia insegnato a capire che ci sono cose che hanno la precedenza su altre».
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