Il dolore
Arresti convalidati a distanza con videochiamata WhatsApp
Uno dei due fermati dalla Municipale per spaccio era positivo al Covid e non poteva essere portato in Tribunale: la direttissima attraverso i cellulari
PISA. Quando l’ingegno supera le barriere fisiche. E la tecnologia diventa strumento per risolvere i problemi all’apparenza complessi.
Una dimostrazione concreta tra inventiva e buona volontà è arrivata ieri mattina in occasione della convalida di due arrestati per droga da parte del nucleo operativo sicurezza urbana della polizia municipale.
Uno dei due era positivo al Covid, anche se a basso contagio, e quindi non era possibile portarlo in Tribunale per la direttissima. È rimasto con l’altro fermato nella camera di sicurezza del comando di via Battisti. Non c’era la possibilità di fare un collegamento via computer da remoto. Quindi, che fare?
La scintilla è venuta al commissario Paolo Migliorini. «Perché non usiamo WhatsApp in modalità videochiamata?» è stata la proposta subito accolta dal giudice Elsa Iadaresta.
E così la convalida a distanza con videochiamata sui cellulari si è tenuta senza ostacoli.
L’arresto dei due tunisini, Obayed Zouajhi, 27 anni, di San Giuliano e Karim Bhari, 28 anni, di Livorno, è stato convalidato e in attesa del dibattimento fissato a luglio (giudizio in abbreviato) il giudice ha imposto a entrambi, difesi dagli avvocati Patrizia Del Monte e Tommaso Azzaro, l’obbligo di firma per tre volte alla settimana dai carabinieri di Livorno e di San Giuliano.
L’intervento risale a domenica sera. La Municipale teneva d’occhio da tempo un locale in via Tavoleria. Certe frequentazioni sospette avevano fatto capire agli agenti che forse era il caso di approfondire persone e movimenti.
In borghese e in bici, gli agenti hanno visto i due tunisini, con numerosi precedenti per spaccio, seduti a un tavolino. Fuori faceva freddo, dentro il locale era vuoto. Non c’era una ragione plausibile perché rimanessero all’aperto. Il sospetto che stessero aspettando qualcuno ha spinto gli agenti a perquisirli. Dubbio fondato.
Addosso avevano dieci dosi di cocaina e in un cellulare c’erano numerosi messaggi di clienti con richieste di droga e appuntamenti in diversi luoghi della città.
A dare un supporto per ulteriore controlli mirati alle sostanze stupefacenti è arrivata anche l’unità cinofila col cane antidroga Arek. Poi sono scattati gli arresti per i quali si sono complimentati residenti e commercianti della zona, stanchi di vedere scene di spaccio a cielo aperto.
Uno dei due fermati è risultato in fuga dal centro di permanenza di Palermo dopo l’ingresso da clandestino in Italia meno di un mese fa.
A causa della positività del connazionale non è stato possibile procedere con l’iter per l’espulsione.
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