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ECONOMIA E TERRITORIO

Le infinite risorse della canapa dal tessile all’industria cartaria

I protagonisti dell’iniziativa all’interno di Canapafiliera a Vecchiano
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I protagonisti dell’iniziativa all’interno di Canapafiliera a Vecchiano

Le potenzialità della coltura al centro dell’attività della stabilimento di Vecchiano. All’interno dell’impianto il confronto tra amministratori pubblici e privati

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VECCHIANO. La canapa sativa, antica coltura presente anche in Italia, ha contribuito a soddisfare per secoli le esigenze umane più noti prodotti sono le corde e le navi dei vascelli che hanno consentito la navigazione dei nostri avi, la carta su cui sono stati copiati e stampati i volumi custodi della sapienza e della cultura dei popoli, i tessuti, abiti, lenzuola e tendaggi che hanno vestito, protetto infinite persone e arredato le loro abitazioni, i medicinali che hanno curato centinaia di generazioni. Nonostante ciò, dalla metà del secolo scorso questa pianta meravigliosa è stata abbandonata, per fare spazio a prodotti di origine sintetica. Oggi, grazie alla crescita dell’attenzione alla tutela dell’ambiente, si sta cercando di invertire il ciclo e di recuperare le fibre naturali che possano sostituire quelle sintetiche, non biodegradabili.

Su queste basi e su queste prospettive di ritorno alle materie ecologicamente compatibili, la produzione della Pisaniana è andata a scovare con una trasmissione in onda stasera su 50 Canale alle 21 l’azienda Canapafiliera Srl a Vecchiano, un impianto produttivo di trasformazione e valorizzazione della canapa sativa. presenti amministratori pubblici e i presidenti delle Camere di commercio di Pisa e Lucca.

Giuseppe Vitiello, uno dei soci di Canapafiliera, spiega come è nata questa idea.

«Il progetto è nato da un fortuito confronto tra me, mio fratello Domenico, agronomo tropicalista, e l’ingegner Franco Bianco, già titolare di Equilibra – dichiara – . Ci siamo trovati subito in sintonia sull’idea di dare un impulso decisivo alla nascita della filiera della canapa sativa in Italia colmando una carenza che era rappresentata dalla mancanza di impianti che potessero ritirare la canapa sativa per trasformarla in prodotti di interesse industriale».

Sulle caratteristiche dell’impianto l’ingegnere aggiunge che «il processo che utilizziamo, frutto di una ricerca di due nostre start-up innovative e coperto da una domanda di brevetto, è focalizzato sulla produzione di fibra di canapa macerata da destinare ad usi quali il tessile e il cartario. La macerazione consente di separare le singole fibre, liberandole dalle colle naturali, quali la pectina, ed avviene, ed è questa la grande novità, nel pieno rispetto dei principi di ecocompatibilità». In pratica si utilizza un processo anaerobico in termofilia che oltre a macerare la fibra produce anche biogas per riscaldare l’acqua e produrre fanghi di macerazione con notevoli proprietà terapeutiche e cosmetiche. Sul futuro la strategia dell’ingegner Vitiello è chiara: «Intanto la messa a regime dell’impianto attraverso la raccolta di canapa dopo averla seminata nel prossimo mese coinvolgendo nella espansione delle coltivazioni aziende del territorio pisano e non solo. Intorno a questo stabilimento si potrà lavorare per dare al sistema produttivo una filiera della canapa di aziende dal prodotto finito per crearne nuovi tra tessuti, elementi per l’edilizia, per la nautica e quanto altro sempre con al centro processi di eccellenza ambientale».

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