Il Tirreno

Pisa

spariti i libri contabili 

Azienda nautica fallisce e la titolare scompare con i debiti: condannata

Libero Red Dolce
Azienda nautica fallisce e la titolare scompare con i debiti: condannata

In tre anni il curatore fallimentare non è riuscito a trovare nessun bene per ripagare i creditori. Scomparso nel nulla un Suv

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PISA. Della contabilità non c’era traccia da almeno tre anni. E quando il curatore fallimentare è andato a controllare nella sede legale dichiarata dalla società nautica, a Marina di Pisa, ha trovato soltanto lo studio di un commercialista che non aveva nessun legame con l’azienda. E con un’esposizione verso i creditori di 60mila euro, e con la titolare della ditta irrintracciabile, non è mai stato possibile ristorare i creditori che si erano fatti avanti. Nel frattempo è iniziato il processo per bancarotta fraudolenta, che si è concluso 12 anni dopo con la condanna della titolare a due anni di carcere, con pena sospesa.

La società operava nel refitting d’imbarcazioni, cioè l’attività che riguarda il la riparazione, il fissaggio, il ripristino, il rinnovo, la riparazione e il rinnovamento di barche che hanno bisogno di manutenzione.

Le indagini partirono dalla denuncia che fece l’unico dipendente della ditta, che segnalò lo stato d’insolvenza della ditta. Della proprietà, già allora, non c’era nessuna notizia. Si scoprirà dopo che la donna a cui era intestata l’azienda era andata all’estero, insieme alla famiglia. E per anni non c’è stato nessun modo per entrare in contatto con lei.

Secondo gli accertamenti fatti allora dal curatore fallimentare, si tratta del 2010, non c’era nessun tenutario della contabilità. E il professionista rilevò come lo stato passivo dell’azienda non fosse rilevantissimo, poco meno di 60 mila euro. L’ultimo bilancio depositato nel registro delle imprese risale al 2007, così come l’ultima dichiarazione dei redditi, anche questa risalente al 2007.

Di fronte al tribunale il curatore definisce «frustranti» i suoi tentativi di riuscire a rintracciare degli attivi e soprattutto qualcuno che fosse riconducibile alla ditta fallita. «Mancavano persino gli strumenti per sviluppare l’ attività di manutenzione delle barche. Ho insistito nei miei approfondimenti e i risultati sono stati frustranti. Ho riscontrato la più totale mancanza di elementi patrimoniali attivi».

L’unico bene materiale aggredibile sembravano essere due Suv: uno in leasing e l’altro acquistato.

Il curatore dunque si mise alla ricerca «pressante», come la definisce, delle due automobili. Scoprendo che il suv in leasing era stato recuperato dall’azienda con cui la nautica aveva stipulato il contratto, mentre dell’altro, quello di proprietà, non se ne seppe mai nulla.

La pm Flavia Alemi, al termine della sua requisitoria, ha chiesto la condanna a 3 anni e sei mesi per la titolare. Il difensore dell’imputata, l’avvocato Graziano Pancetti, ha sostenuto che «l’assenza dei libri contabili non significa gioco forza che siano stati distrutti. Per farli ci vogliono professionalità interne, l’azienda sembrava avere cessato le attività». Alla fine il tribunale ha condannato la titolare, incensurata, a due anni di carcere con pena sospesa.

 

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di Redazione web