Il dolore
Buscemi: «Il Comune si riprenda il Rossi»
L’ex assessore alla cultura si rivolge al sindaco: «Tremo all’idea dell’uso per turismo sostenibile: le istituzioni vigilino»
PISA. «No a soluzioni di ripiego, perché il Teatro Rossi torni a splendere occorrono cospicui finanziamenti. E anche se il bando è aperto ai privati, le istituzioni hanno il dovere di vigilare». È l'ex assessore alla cultura Andrea Buscemi a “consigliare” una possibile strada per la rinascita del Teatro Rossi, incluso dal Demanio in un bando per l'affidamento in concessione (massimo 50 anni), sollecitando il sindaco a “rispolverare” un vecchio progetto.
«Spero che l'avviso per la concessione sia un viatico positivo per il recupero di un prezioso bene, anche se tremo all'ipotesi di assegnare allo spazio, in eventuale alternativa, una diversa destinazione d'uso connessa al concetto di “turismo sostenibile” - sottolinea Buscemi -. Nel segno del recupero fui io, nel 2002, a rompere per primo gli indugi per riportarvi spettacolo, dopo quasi mezzo secolo dalla chiusura. L'iniziativa fu giudicata un evento “storico”, tanti erano stati per decenni i litigi della politica e di varie istituzioni locali, le interminabili lungaggini e i tentennamenti sul recupero. Auspice l'allora soprintendente Guglielmo Malchiodi, misi in scena per diverse repliche Edmund Kean al Teatro Rossi, con la regia di Gianni Ippoliti. L'intento era sensibilizzare sulla questione del Rossi e vi riuscimmo con successo, ma l'evento più clamoroso furono le 40 puntate della mia trasmissione L'impallato allestite per l'emittente 50Canale nello spazio settecentesco. Tanti sforzi dettero risultato: arrivarono dal ministero cospicui finanziamenti, che consentirono il recupero del foyer, della platea, del primo ordine di palchi, della messa in sicurezza parziale dell'edificio. Oggi, lo spazio è assai migliorato e, senza infingimenti, posso attribuirmi una cospicua fetta di meriti per aver contribuito a far riscoprire il monumento e di averlo sottratto, sebbene non completamente, all'abbandono. Solo nel 2012 iniziò nel Rossi un'altra esperienza di autogestione teatrale - prosegue Buscemi -. Ora il Demanio vuole cambiare pagina».
Buscemi chiede l’intervento pubblico. «Perché il Rossi torni a splendere occorrono cospicui finanziamenti, non progetti con le gambe corte. Anche se il bando sembra aperto ai privati, le istituzioni hanno il dovere di esserci e vigilare. Quando ero assessore alla cultura, il recupero del Rossi era uno dei capisaldi delle intenzioni del mio mandato. Nell'ambito del federalismo demaniale il Comune avrebbe potuto acquisire il bene e restaurarlo e la Fondazione Teatro di Pisa avrebbe dovuto gestire sia il Verdi che il Rossi, destinando il primo all'attività lirica, musicale e di danza, il secondo alla prosa e all'attività delle associazioni. Incaricai un professionista per verificare le opportunità finanziarie per il restauro, ma ciò non sortii entusiasmo dal primo cittadino. Consiglio al sindaco di fare una riflessione su quella mia sollecitazione - conclude Buscemi -: sono sicuro che questa sarebbe una scelta vincente per il Teatro Rossi e per la città».
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