Gioco
Alina grida il suo dolore tra la gente sul ponte: «Stop guerra, stop Putin»
La 30enne ucraina in bici da San Giuliano al ponte di Mezzo per manifestare: cartello e grembiule coi colori del suo Paese
Pisa. Alina ha trent’anni. È ucraina. Ieri mattina si è alzata presto, e da San Giuliano Terme dove abita, in bicicletta, ha raggiunto il ponte di Mezzo a Pisa.
Avvolta in un grembiule da cucina con i colori della bandiera Ucraina, e con un cartello in mano, Alina ha chiesto la pace.
È stata lei stessa a disegnare con un pennarello nero il cartellone con la scritta “Stop war, stop Putin.
Fermare la guerra”, tra macchie di pennarello rosso a simboleggiare il sangue. Alina è rimasta un paio d’ore sul ponte di Mezzo, tra lo sguardo di tanti passanti che si sono fermati a parlare con lei, esprimendole solidarietà.
«La guerra fa paura – ha detto – e non è mai una giusta». Alina è arrivata in Italia tre anni fa per motivi di studio.
Frequentava una specializzazione post dottorato, doveva rimanere a Pisa per un breve periodo, ma l’emergenza coronavirus le ha cambiato le carte in tavola.
«Sono rimasta qui a causa della pandemia – afferma la donna – . Ho una figlia di dieci anni che frequenta le scuole a San Giuliano e quello che sta succedendo nel mio Paese è inaccettabile. Putin non doveva attaccare».
Alina è molto provata da questa dell’escalation di forza e il pensiero va soprattutto alla sua famiglia che è rimasta là.
«In Ucraina vivono i miei genitori e mia sorella con la sua famiglia – ci dice – . Li ho sentiti l’altra sera, erano molto spaventati come tutti i civili. Pensavano di andare fuori città, in un posto più sicuro. E io sto molto male per loro, sapendo che devono affrontare tutto questo da soli. Da ieri sera – prosegue la donna – vedo quelle terribili immagini di guerra che incombono sul mio paese ed così ho pensato di far sentire la mia voce». «Ho preso la bici e sono venuta in centro a Pisa. Mi rendo conto che la voce di una persona non conta niente, ma chi può deve intervenire per fermare questa guerra perché ci saranno troppi morti ed io – conclude Alina – non oso pensare a quello che accadrà».
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