Il Tirreno

Pisa

Necessità in aumento, ma meno volontari. Ora le associazioni lanciano un vero sos

Danilo Renzullo
Volontari al lavoro per la consegna di generi alimentari
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Volontari al lavoro per la consegna di generi alimentari

«Sono soprattutto i giovani a non proporsi più a differenza invece di molti pensionati che ci offrono un aiuto»

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PISA. Quando il lockdown ha fermato l’Italia, loro hanno spinto il piede sull’acceleratore. Si sono reinventati per rispondere alle nuove esigenze. Flessibili e con una buona dose di creatività per far fronte a bisogni mutati velocemente, ma soprattutto aumentati in maniera esponenziale. Come nel post crisi economica del 2008, negli ultimi due anni il mondo del volontariato è stato fondamentale per colmare quel gap tra esigenze e risposte che la pandemia ha alimentato e rischiato di rendere irreparabile.

L’universo di associazioni, comitati e di chi, spinto da altruismo e solidarietà, mette a disposizione il proprio tempo per aiutare gli altri non è però indenne alla crisi. Economica e sociale, che si nutre soprattutto di egoismi e disaffezione. Sempre meno volontari, ma sempre più risposte da fornire. Non solo più primo soccorso, aiuti alimentari o sostegni di diversa natura. La fruizione dei diritti rappresenta la nuova frontiera dei bisogni. Digitali ed educativi, in primis.

«La didattica a distanza ha messo in evidenza le difficoltà di molti minori ad accedere al sistema educativo per mancanza dei materiali necessari, mentre l’aumento dei servizi a distanza, usufruibili via internet, ha mostrato la fragilità di molte famiglie per le quali il mondo virtuale non è ancora totalmente accessibile: la Caritas ha, per esempio, attivato centinaia di codici Spid a persone sprovviste di computer o di connessione», spiega don Emanuele Morelli, direttore della Caritas di Pisa.

Nuovi bisogni, rinnovate esigenze ed un aumento dei costi che si scontrano con un mondo, quello del volontariato, diventato sempre più fragile.

Molti volontari, causa Covid, hanno temporaneamente interrotto il loro apporto. Pochissimi, in alcuni casi nessuno, quelli che invece si avvicinano ad una delle associazioni attive sul territorio. Un crollo alimentato soprattutto dalla disaffezione della popolazione più giovane. «Per ogni dipendente, la nostra associazione dovrebbe poter contare su cinque volontari – spiega Massimo Rutinelli, consigliere della Pubblica Assistenza del Litorale Pisano –. Oggi, probabilmente, il rapporto è due a uno. Sono soprattutto i giovani a non avvicinarsi più al mondo del volontariato, a differenza invece di molti pensionati che ci offrono un aiuto, ma che non sono impiegabili in determinate attività. Una crisi che si inserisce in un periodo in cui i servizi e le richieste aumentano a dismisura. Sul litorale, ad esempio, prima della pandemia aiutavamo attraverso il banco alimentare 70 persone. Un numero salito negli ultimi tempi a 500».

Oltre 2.100 le famiglie ascoltate nel 2020 dalla Caritas. Di queste, 630 non avevano mai chiesto il supporto dell’ente ecclesiastico, mentre altre 350 avevano superato il periodo di crisi da almeno cinque anni, innestato nuovamente dall’emergenza sanitaria.

«Una situazione drammatica», la definisce don Morelli, che avrebbe bisogno di quel senso di solidarietà e comunità negli anni venuto sempre meno.

«Durante la fase più dura della pandemia abbiamo istituito la figura del volontario-temporaneo – ricorda la vicepresidente della Croce Rossa di Pisa, Antonella Petrinelli –: molte persone hanno dato la propria disponibilità, ma finito il periodo più grave dell’emergenza tutti sono tornati alle proprie abitudini».

Una sorta di volontariato modi e fuggi. «Un fattore culturale – conclude Sara Frediani, presidente dell’associazione Talenti Autistici –. Dobbiamo impegnarci per cercare nei giovani quella sensibilità che sembra ormai dispersa».

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