Il Tirreno

Pisa

Santo Stefano oltr’Ozeri compie novecento anni

Fabio Vasarelli
L’interno della chiesa nel 1895. L’interno attuale
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L’interno della chiesa nel 1895. L’interno attuale

La chiesa del quartiere di Porta a Lucca venne consacrata nel 1122 in Stile Pisano

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PISA. A Pisa, fino ai secoli XVII-XVIII, sono documentate entro la cinta muraria un centinaio tra chiese, conventi e compagnie religiose, di cui oltre i due terzi disposte nell’area a nord dell’Arno. Ma non vanno dimenticati alcuni edifici sacri ugualmente importanti e antichi extra moenia. Uno di questi, che quest’anno compie nove secoli dalla data della sua consacrazione, è Santo Stefano oltr’Ozeri. La chiesa è documentata per la prima volta in un testamento del 1085, con annesso un monastero benedettino femminile e un vicino ospedale dedicato a San Lazzaro. Il toponimo “oltr’Ozeri” deriva dalla posizione dell’edificio al di là del fiume Auser (il cui ramo nord era appunto chiamato Ozeri). La via pubblica, che passava davanti al sagrato di Santo Stefano, era l’asse principale per le comunicazioni a nord della Pisa altomedievale. La strada superava l’Auser grazie ad un ponte, quello che probabilmente ha dato il nome a tutto il quartiere (Ponte, per l’appunto). e quando vennero erette le mura (1155) fu aperta la porta di Santo Stefano (oggi murata), che testimonia l’importanza di quel percorso di accesso da e per Lucca. Intanto la consacrazione dell’edificio avvenne nel 1122 in Stile Pisano. Fino a tutto il Trecento le fonti testimoniano un periodo ricco e florido per il complesso (chiesa e monastero), ma anche per il vicino ospedale di San Lazzaro, con annessa piccola cappella: molti sono gli atti e i documenti che mappano anche aree e terreni posseduti dai religiosi (l’attuale quartiere di Porta a Lucca fino a La Fontina) con precisione e particolarità nei toponimi. Della struttura sappiamo che fu ampliata verso est all’inizio del XIII secolo con laterizio, raggiungendo una misura di circa 40 metri di lunghezza per 15 di larghezza, mentre il monastero si trovava sul lato nord della chiesa.

Quattrocento e Cinquecento furono secoli molto travagliati. Gli ecclesiastici poterono ben poco contro le scorribande e le guerre. Il Seicento vide una rinascita culturale di Santo Stefano oltr’Ozeri: gli archivi parrocchiali cominciano (dal 1623) a registrare i primi dati statistici della zona (nascite, matrimoni e decessi) e pochi anni dopo furono rasi al suolo (e ricostruiti) San Lazzaro e l’ospedale (il lazzaretto) nella posizione attuale. Nel 1693, presso la chiesa, viene istituita la “Compagnia di Sant’Ansano”, che si occupava di gestire la vita religiosa e ospedaliera della parrocchia. Il Settecento rappresenta il secolo del restauro più significativo: nel 1794 i lavori strutturali rivoluzionarono l’assetto di Santo Stefano, invertendo l’ingresso sul lato est, dove in precedenza sorgeva l’abside. Pochi decenni più tardi, nel 1807, Sabatino Federighi acquistò un grande terreno tra la via Santo Stefano e il fosso del Marmigliaio per impiantarvi un ippodromo, poi riadattato anche a teatro; dai carteggi parrocchiali emergono numerose diatribe tra gli ecclesiastici e il Federighi: gli schiamazzi popolari disturbavano la quiete delle funzioni religiose ed i preti non avevano altro modo di replicare che far suonare le campane durante gli spettacoli, per disturbare la folla rozza e chiassosa che si riuniva all’Arena. Dal 1846, accanto alla parrocchia, ha funzionato anche la stazione provvisoria della ferrovia Pisa-Lucca.

Il Novecento è senz’altro il periodo in cui Santo Stefano ha visto nascere intorno a sé tutto il quartiere di cui oggi è parrocchia: quello che fino ai primi anni del secolo era un borgo fuori dalle mura di poche centinaia di abitanti, si è trasformato in un quartiere di oltre diecimila anime, compresi lo stadio, le scuole, i supermercati e parchi pubblici.

Nel 1936 fu realizzato il campanile attuale, mentre, nel primo Dopoguerra, i lavori interni di restauro hanno ripulito la zona presbiterale dall’altare settecentesco e riportato l’edificio alla semplicità delle origini. La parrocchia è crescita molto in questi anni: è stata costruita una cappella in via Giovanni Pisano ed è nato il cinema Edison (poi divenuto cinema Arena) vicino alla canonica, tutt’oggi teatrino a disposizione della comunità.

Gli ultimi interventi risalgono agli anni Settanta, ai tempi di don Waldo Dolfi, al quale si deve anche una profonda ricerca sulla storia della chiesa. Il restauro ha riportato alla luce gran parte del laterizio della facciata, da dove emergono le tracce dell’antico abside. Molti dei bacini ceramici rinvenuti sono stati restaurati e sostituiti, mentre fu lo stesso parroco a riportare all’origine alcune colonne di sezione circolare. Il lavoro appassionato di don Waldo è riassunto nella preziosa pubblicazione “Oltr’Ozeri”, un libro che ripercorre quasi un millennio di storia, di documenti, di notizie e di ritrovamenti. Il boom della popolazione a Porta a Lucca ha fatto nascere due nuove parrocchie adiacenti (in Gagno e ai Passi), ma l’attuale crisi delle vocazioni ha determinato un accorpamento (estate 2020) delle tre comunità religiose in un’unica unità pastorale: Santo Stefano extra moenia, San Pio X e Immacolata, per un totale di cinque chiese. L’arduo compito di guidare i fedeli del maxi quartiere spetta oggi a don Carlo e don Federico, in modo particolare in questo compleanno speciale: nove secoli di vita della chiesa.

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