Sicurezza
Travolto dal treno a Migliarino, dalle impronte digitali l’identità della vittima
Prevale l’ipotesi che l’uomo falciato da un treno merci possa essere un nordafricano con precedenti per spaccio e già visto spesso lungo i binari
VECCHIANO. Non aveva documenti e l’unico passaggio utile per risalire all’identità è quello delle impronte digitali.
L’ipotesi che l’uomo morto sotto un treno sabato sera sia uno spacciatore nordafricano è la prima pista seguita dagli inquirenti. Di qui il ricorso alle impronte per stabilire un nesso tra vittima e generalità per rubricare le indagini alla voce incidente.
I resti dell’uomo, sulla cinquantina con la barba, dopo essere stati ricomposti sui binari all’altezza del casello di Pisa Nord a Migliarino, si trovano all’istituto di medicina legale dove stamani sarà deciso come procedere per un qualcosa che non può essere un’autopsia, né un esame esterno. La causa della morte è raccontata nei vari sacchi in cui si trova il deceduto che non aveva documenti con sé.
Senza indulgere nei dettagli basti dire che chi è arrivato sul posto a proposito dell’impatto treno-uomo per rendere l’idea ha rimandato agli effetti di una persona esplosa su una mina.
Agenti della Polfer e delle ferrovie sono rimasti fino a tardi lungo i binari per mettere in sicurezza la zona e consentire il ripristino della circolazione dei due treni coinvolti e lunga la tratta.
Il convoglio passeggeri avrebbe urtato per primo la vittima e quello merci arrivato in una sequenza di qualche secondo lo ha centrato in pieno.
Stando alle prime ricostruzioni non si tratterebbe di suicidio. Il macchinista del treno passeggeri, diretto a Pisa, ha visto l’uomo impegnato nel tentativo di attraversare. Può aver calcolato male i tempi o magari è scivolato. Di sicuro l’impasse dell’attraversamento gli è stato fatale con il secondo convoglio che l’ha annientato in un attimo.
Accanto al corpo è stata trovata anche una mazza da baseball spezzata. Non è chiaro se appartenesse alla vittima o fosse uno dei tanti rifiuti lasciati in zona. Il contesto fa parte delle indagini della Polfer coordinate dal magistrato Miriam Pamela Romano. È da lì che si parte per chiudere il caso.
L’incidente è avvenuto poco prima delle dieci di sera. In quell’area lo smercio di droga si alimenta con presenze quotidiane di consumatori provenienti dalla provincia e anche dalla Versilia e la Lucchesia. Nelle vicinanze non è stato trovato un mezzo – auto o scooter – che potesse far pensare al morto come a un cliente. Ecco perché il ragionamento si sposta sull’eventuale decesso di uno spacciatore che vive nei paraggi. Nei periodici blitz di polizia e carabinieri spesso vengono scoperti piccoli accampamenti con tende e bivacchi dove i pusher dormono di notte e attendono i clienti di giorno. Un altro elemento a sostegno della tesi che la vittima possa essere un nordafricano che gravitava nel giro dello spaccio, arriverebbe anche dal contributo di un addetto delle ferrovie che ha riferito agli investigatori di aver visto più volte in quel tratto un nordafricano con la barba e il cappuccio della felpa in testa.
Se è stato arrestato dalle impronte si arriverà all’identità dell’ennesima vittima (almeno cinque tra pusher e clienti negli ultimi anni, ndr) lungo i binari che scorrono a fianco dell’Aurelia.
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