Il Tirreno

Pisa

IL REPORTAGE

Le meraviglie "nascoste" di Pisa: viaggio tra i monumenti abbandonati. Le foto, le storie e i progetti mai decollati

Danilo Renzullo
Ancora troppe bellezze pisane sono inaccessibili a cittadini e turisti: un patrimonio che non viene valorizzato
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Ancora troppe bellezze pisane sono inaccessibili a cittadini e turisti: un patrimonio che non viene valorizzato

Molto è stato fatto, molto c'è ancora da fare. In città c'è un patrimonio storico, culturale e artistico che non viene valorizzato e che rischia di essere "risucchiato" dal degrado

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PISA. Molto, negli anni, è stato fatto. Restauri, ristrutturazioni, progetti e piani di riqualificazioni per ottenere le risorse o, almeno, promesse di finanziamento per salvare parte del patrimonio storico, culturale e architettonico che da decenni lancia grida d’allarme. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato il recupero della cappella di Sant’Agata. Ma tanto altro rimane da fare per salvare o comunque rendere fruibili edifici, monumenti e luoghi di interesse storico-culturale oggi chiusi, inaccessibili e, in parte, inagibili. A partire da quella che a più riprese è stata definita «una vergogna nazionale», la Stazione Marconi di Coltano. Esempio negativo di una ricchezza dimenticata e per troppi anni trascurata, fino a trasformare il simbolo dell’ingegno italiano nell’emblema della decadenza e dell’abbandono.

  • LA SCHEDA DI OGNUNO DEI LUOGHI DA SALVARE

STAZIONE MARCONI

Per la sua valorizzazione si cercano finanziatori

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L’obiettivo è quello di fare della Stazione Marconi la “casa” della rivoluzione delle telecomunicazioni. Ma è ormai da decenni che l’immobile di Coltano attende un intervento di riqualificazione. Elettra Marconi, figlia del premio Nobel per la fisica Guglielmo, l’ha definita «una vergogna nazionale». Per l’edificio di proprietà del Demanio, il Comune ha stanziato un milione di euro per un progetto di valorizzazione dal costo stimato di 2,6 milioni di euro. Un modo per dare l’esempio ed attrarre interessi. La differenza dovrebbe infatti arrivare da finanziatori esterni.

S.ANTONIO IN QUALQUONIA

Chiusa da oltre venti anni attende i fondi del Pnrr

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La chiesa di Sant’Antonio in Qualquonia, di proprietà comunale, è chiusa da oltre vent’anni. Uno stato di abbandono che, nonostante qualche intervento tampone per evitare il crollo del tetto, ha “cancellato” gran parte del prezioso soffitto ligneo seicentesco e le ricchezze architettoniche interne. Per la ristrutturazione e la riqualificazione occorrono 2,9 milioni di euro. Recentemente il Comune ha ottenuto 900mila euro di finanziamento dai fondi del Pnrr per il restauro e il riutilizzo dello stabile come centro espositivo e sede di attività culturali.

CHIESA DI SAN FRANCESCO

Un monumento nazionale “in gabbia” ormai dal 2016

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La chiesa di San Francesco è un monumento di straordinaria bellezza, gioiello dell’architettura italiana del XIII secolo. Da anni l’edificio (di proprietà dello Stato) è “imprigionato” in una rete di impalcature. Chiusa dal 2016 a causa del danneggiamento delle 18 travi che sorreggono la copertura con crollo di una parte del tetto, attende la concretizzazione di un complesso progetto di ristrutturazione da circa 6 milioni di euro a carico dello Stato. Per portare a termine l’intervento occorreranno almeno quattro anni dall’inizio dei lavori. Ma questo inizio non è mai avvenuto.

CHIESA DI SAN ZENO

Attende ancora il restauro come spazio culturale

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Di proprietà comunale, lo storico edificio, eretto probabilmente prima del Mille su un preesistente tempio pagano, sorge nei pressi dell’antica Porta San Zeno. Attualmente è sottoposta a lavori di manutenzione e restauro del tetto. L'obiettivo del Comune è ottenere un finanziamento dalla Fondazione Pisa per ricavare uno spazio da 250/300 posti da destinare ad attività teatrali e culturali in grado di rispondere alle esigenze delle associazioni locali. È diventata famosa anche per avere ospitato il set del film di Roberto Benigni “Il piccolo diavolo” con la scena cult della sfilata “Modello Giuditta”.

CAMPANILE DI SAN PIERO

Un cantiere cominciato e mai portato a termine

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L’imponente campanile, alto 37 metri, è stato distrutto dalle truppe tedesche nel luglio 1944 per impedire agli Alleati di disporre di un punto strategico per gli avvistamenti. Nel 2000, sulla base di una rivisitazione di un progetto di ricostruzione redatto intorno agli anni Cinquanta, sono partiti gli interventi per edificare nuovamente quel campanile risalente al XII secolo. I lavori dopo pochi anni si sono però fermati. Dopo aver realizzato una struttura di circa 16 metri, la ditta incaricata ha abbandonato il cantiere: a fronte degli oltre 2,5 milioni di euro promessi, il ministero per i Beni culturali ne ha infatti stanziato solo uno.

BASTIONE DEL BARBAGIANNI

Restauro da completare dopo l'intervento Piuss

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Il Bastione venne costruito intorno alla metà del XVI secolo sotto il regno di Cosimo I che diede molta importanza al rafforzamento delle strutture difensive ormai inadatte a resistere alle armi dell’epoca. I lavori per la costruzione del Bastione del Barbagianni iniziarono nel 1543 e si conclusero nel 1557. Addossato alle mura medievali in prossimità del complesso architettonico di San Silvestro, è stato in parte oggetto di restauro nell’ambito del "Progetto mura" realizzato con i fondi Piuss. Con il Pnrr recentemente è stato assegnato al Comune un finanziamento di 750mila per il restauro del Bastione e dell’ex serbatoio dell’acquedotto.

ACUEDOTTO MEDICEO

Dai tre milioni annunciati alla lnga  attesa dei lavori

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Struttura sopraelevata lunga circa sei chilometri, è composta da 934 archi che si snodano tra Asciano e il "Porto delle Gondole" a Pisa, un bacino d’acqua ancora oggi visibile dall’alto delle mura, un tempo capolinea della fitta rete di canali che percorreva la pianura pisana dove approdavano le barche coperte (dette gondole) che trasportavano merci e passeggeri. L’Acquedotto Mediceo è uno dei monumenti più rappresentativi del territorio, i cui cedimenti sono stati spesso presi ad esempio della scarsa considerazione verso quest’opera simbolo. Nel luglio 2019 è stato annunciato dal Mibac uno stanziamento di 3,2 milioni in due anni.

SAN MARCO IN CESANA

Un progetto che ancora non si è concretizzato

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Un progetto che ancora non si è ccncretizzatoStorico edificio di via Garibaldi, la chiesa è stata consacrata nel settembre del 1142. Adibito a luogo di culto fino al nel 1819, quando venne definitivamente sconsacrata, la struttura ha subìto nel corso degli anni numerosi interventi che, soprattutto all’interno, hanno quasi totalmente modificato l’assetto originario. Dopo essere stata utilizzata come autofficina, magazzino ed edificio commerciale, da decenni versa in uno stato di degrado. Alcuni anni fa, il consiglio comunale ne ha stabilito la destinazione a centro polivalente per attività culturali. Un’ipotesi per il momento rimasta solo sulla carta.

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