Il Tirreno

Pisa

sanità: l’appello di sinistra civica ecologista  

«Non c’è solo la pandemia Occorre pensare ai servizi per il territorio»

Sara Venchiarutti
«Non c’è solo la pandemia Occorre pensare ai servizi per il territorio»

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pisa. Nella “stazione” della sanità pubblica territoriale «è come se l’attenzione fosse rivolta unicamente al “binario” dell’emergenza pandemica. In quello accanto rischia però di sfrecciare via, senza poterlo più prendere, il “treno” del Pnrr».

È preoccupato Paolo Malacarne, ex primario di rianimazione all’ospedale di Cisanello e portavoce del coordinamento pisano di Sinistra civica ecologista (Sce) insieme a Ilaria Fiori e Massimo Srebot. La questione sollevata ieri mattina in conferenza stampa non è di poco conto e riguarda la riforma delle “Cure primarie” e della sanità territoriale prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). In pratica la possibilità di riordinare quegli interventi sociosanitari di base che contribuiscono a migliorare nettamente la salute dei cittadini.

Il rischio? Trasformare questa opportunità in un’occasione mancata per il distretto pisano (9 Comuni e 200mila abitanti). E come? «Facendosi trovare senza una programmazione adeguata, trasparente e condivisa», rispondono da Sce.

In effetti i tempi per portare a casa e spendere bene i futuri finanziamenti del piano nazionale previsti per l'area pisana (circa 11,6 milioni di euro) sono stretti. Anzi, strettissimi.

«Entro la fine del prossimo febbraio – spiega Malacarne – tutti i dati, inviati in precedenza dalle varie aree geografiche, devono essere in mano alla Regione, che poi dovrà fare un programma e mandarlo a Roma. Qui il Ministero competente, entro la fine giugno, produrrà un provvedimento legislativo nazionale per riorganizzare la sanità territoriale».

E mentre il tempo stringe, per l’associazione politica sono due i problemi concreti su cui bisogna fare luce al più presto.

Il primo riguarda le 6 “Case della Comunità” (prima case della salute) già programmate per la zona pisana (per 5,1 milioni). A mancare «è la scelta di quali servizi erogare al loro interno e come coordinare queste realtà con i Distretti sanitari e sociosanitari che rimangono. Secondo noi – prosegue Malacarne – si deve partire dalle esigenze della popolazione. Bisogni che emergono dai dati ufficiali e dimostrano il forte disagio sociale tra la popolazione giovanile dai 12 ai 19 anni. O ancora l’alto tasso di ospedalizzazione dei malati cronici rispetto ad altre zone della Toscana e il basso numero di persone seguite dai medici di medicina generale che aderiscono alla sanità di iniziativa».

L’altro aspetto coinvolge invece i posti-letto di “Ospedale di Comunità”, destinati ai malati che hanno bisogno di cure non erogabili a casa, ma non dell’ospedalizzazione. Nella zona-distretto pisana ad ora ce ne sono 27. Numero insufficiente «per la popolazione presente. Ne servirebbero almeno 40-80, ma ancora non è stato programmato nessun posto aggiuntivo. Se è perché sono state prese altre decisioni, va detto in maniera chiara», sottolinea Malacarne. Ed è proprio un confronto sistematico la richiesta avanzata da Sce e diretta «all’Azienda Usl Toscana Nord-Ovest, le forze sociali, le associazioni del terzo settore e la Società della Salute, che a dicembre – ricorda l’ex primario – aveva già avviato un positivo percorso di trasparenza con una iniziativa pubblica. Bisogna continuare in questo senso».



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