«Tante attività a rischio, il governo intervenga presto»
PISA. Camere semivuote. La variante Omicron sta picchiando duro anche all’ombra della Torre. Gli albergatori pisani resistono anche a costo di chiudere provvisoriamente le attività per abbattere i costi di gestione. La speranza è di lasciarsi alle spalle, definitivamente, una pandemia che ha fatto pagare un prezzo altissimo e potersi godere la primavera e il periodo legato alla Pasqua in tranquillità.
Ma la realtà, al momento, non promette niente di buono, creando una situazione di nuovo complessa e molto difficile tra mancati ristori, o quanto meno sostegni governativi che possano dare una bocca di ossigeno agli operatori, e la spada di Damocle del caro-bollette in arrivo.
Un quadro ben fotografato sia Confcommercio Provincia di Pisa che da Confesercenti Toscana Nord.
«La nuova ondata di contagi sta assestando il colpo di grazia a una categoria già devastata dalla pandemia – dice Federico Pieragnoli, direttore di Confcommercio Provincia di Pisa –. Senza un intervento deciso da parte del governo il 2022 potrebbe essere l’ultimo anno di attività per molti alberghi del nostro territorio». Per Pieragnoli non c’è tempo da perdere. «Specialmente gli operatori che lavorano nelle città d’arte come Pisa – continua il direttore di Confcommercio – stanno pagando a caro prezzo gli effetti della variante Omicron, che ha riportato il Paese ad un lockdown mascherato: l’andamento dei contagi e la paura di viaggiare paralizzano di nuovo il lavoro degli albergatori e mettono in ginocchio l’intero comparto turistico-ricettivo. I dati Istat sulla movimentazione turistica nei primi mesi del 2021 dicono che in media le strutture ricettive hanno perso il 40% dei clienti rispetto al periodo pre-pandemia e gli alberghi di Pisa nel 2020 hanno registrato perdite di fatturato fino all’80%. Il governo deve darsi una mossa per sostenere questo settore o gli operatori non ce la faranno ad andare avanti».
Anche per Simone Romoli, responsabile di area pisana di Confesercenti Toscana Nord, sono necessari aiuti concreti ed immediati a livello nazionale per sostenere una categoria ancora una volta messa in ginocchio da una pandemia senza precedenti. «Questi per il settore alberghiero sono mesi di bassa stagione – spiega Romoli – dove generalmente, passate le feste legate al Natale, c’è poco lavoro. Ma la variante Omicron, per paura, ha spazzato via anche quel poco di giro legato ai viaggi turistici e di lavoro e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti. Una situazione drammatica sia a livello locale che nazionale. La speranza è che la campagna vaccinale in corso possa frenare i contagi, dando respiro ai settori maggiormente colpiti. Come sindacato siamo ancora una volta al fianco degli operatori, affinché si possano trovare misure adeguate per sostenere l’intera categoria».
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