Gioco
«Pisa penalizzata per i fondi del Pnrr Se la Regione vuole si può recuperare»
L’ex sindaco Filippeschi: nella ridistribuzione delle risorse c’è la possibilità di finanziare i treni veloci per Firenze
PISA. L’Unione Industriale Pisana ha attaccato la politica per il mancato finanziamento delle infrastrutture. Il sindaco Conti ha risposto proponendo un’iniziativa dei Comuni della costa tirrenica. «È vero, c’è stata una penalizzazione della Toscana costiera. Niente finanziamenti del Pnrr, eccetto quelli per la portualità: 132,5 milioni di euro tra Darsena Europa, Piombino e Portoferraio. Gli squilibri crescono, ben oltre i vantaggi che già dà alla provincia di Firenze l’essere città metropolitana. È alla prova una classe dirigente, non solo quella politica».
Marco Filippeschi, ex sindaco di Pisa, interviene nella discussione che si è aperta. Oggi è impegnato a Roma come direttore dell’Ufficio studi di Autonomie locali italiane, collabora con l’Osservatorio per il Recovery Plan, il Pnrr, e presiede il comitato scientifico della Rete dei Comuni Sostenibili.
Cosa si sarebbe dovuto finanziare a suo parere?
«Intanto il Pnrr non finanzia le strade. E comunque la scelta strategica toscana è a favore del completamento della “due mari”. La svolta dell’Unione europea punta decisamente e giustamente al trasporto ferroviario. La parte del leone dunque la fanno le ferrovie anche in Italia con 24,77 miliardi disponibili. Una grande occasione. Perciò mancarla è un guaio serissimo».
Alta velocità sulla linea tirrenica: possibile?
«No. Il ministro Giovannini ha spiegato che non lo è. L’Ue già fa opposizione per gli interventi proposti sulla linea adriatica. In ogni Paese il potenziamento dell’alta velocità deve riguardare un solo corridoio, per noi quello centrale già esistente, e le sue diagonali. Ci si doveva concentrare su ciò che è fattibile e prioritario».
C’è un’alternativa allora?
«Una sola. I treni veloci, da 30 minuti, che ha chiesto non per caso anche Enrico Letta nella sua prima intervista da segretario data proprio a Il Tirreno. È qui che risalta l’esclusione, voluta, della velocizzazione dei collegamenti su rotaia di Pisa e Livorno con Firenze per la connessione all’alta velocità. La presidente Pacini e il sindaco sanno qual è l’obiettivo mancato, non possono restare nel vago».
Era un intervento finanziabile?
«Sì. Infatti il potenziamento di tre collegamenti diagonali all’alta velocità è finanziato per 1,58 miliardi di euro con il Pnrr: Roma-Pescara, Orte-Falconara e Taranto-Metaponto-Potenza-Battipaglia. Ma il nostro non era neppure sul tavolo, pur essendo il primo per domanda di mobilità. Perché nonostante la decisione presa il 27 luglio del 2016 del consiglio regionale, il progetto non è stato fatto. Neppure dopo l’impegno preso in campagna elettorale, a Pisa, da Eugenio Giani».
C’era un problema di tempi, si sente dire…
«In un anno, il primo della legislatura regionale, il “master plan” si poteva fare. Collaborando con il gruppo Ferrovie dello Stato, correndo. Si sapeva che il Pnrr sarebbe arrivato. È la priorità di gran lunga più importante per la Toscana costiera. Invece in nessun atto di programmazione della Regione è stato ancora inserito l’intervento, né c’è lo stanziamento per un progetto di massima che attende d’essere elaborato, ripeto, da più di cinque anni».
Dove vanno le risorse del Pnrr per le infrastrutture?
«Sono previsti intanto 98,94 milioni per il potenziamento della linea Lucca-Pistoia, che costerà 450 milioni. Necessario, ma non paragonabile per importanza strategica a quello tra Pisa-Livorno e Firenze. Poi le tranvie di Firenze, 372 milioni. Pisa con il suo progetto mai portato alla discussione pubblica è rimasta al palo».
Ma quanto costa l’intervento di collegamento all’alta velocità?
«Non lo sappiamo senza “master plan”. La dimensione è quella delle altre diagonali. Oggi il tempo medio di percorrenza Pisa-Firenze, 69 chilometri, è di un’ora e sette minuti. Segno di un’arretratezza insopportabile quanto ingiustificata. La connessione rapida all’alta velocità è indispensabile per l’economia. Negli ultimi dieci anni le città sull’asse dell’alta velocità, sistema che ha soppiantato anche parte del trasporto aereo, sono cresciute almeno dell’8% in più delle altre. Un vero boom».
Ma Pisa ha il peso necessario per ottenere un grande finanziamento nazionale?
«Si va ben oltre Pisa. È un intervento di valenza nazionale, altrimenti anche Letta non si sarebbe speso così».
Perché è un’opera prioritaria per Pisa e provincia?
«Per tutto. Per il turismo. Per potenziare la funzione ferroviaria metropolitana. Per alleggerire la superstrada congestionata. Per rendere il sistema aeroportuale toscano un vero sistema di serie A: il potenziamento ferroviario è una precondizione incompiuta. Più in generale serve a saldare la vera, grande area metropolitana toscana, di standard europeo, lungo l’asta dell’Arno, da Firenze a Pisa e Livorno».
A questo punto cos’è possibile fare?
«Intanto serve il coraggio di dire le cose come stanno e agire di conseguenza. Perché se il progetto della velocizzazione ferroviaria fosse impedito con l’idea, piuttosto folle e comunque inaccettabile, che indebolirebbe un certo azzardato potenziamento dell’aeroporto Vespucci avremmo la riprova di una situazione insostenibile e inaccettabile. Qui c’è un vero spartiacque anche in vista delle elezioni comunali del 2023».
C’è ancora un margine, secondo lei?
«Proverei ancora ad inserire nel Pnrr la quarta “diagonale”, la nostra. C’è l’articolo 21 del Regolamento 2021/241 che definisce il cosiddetto “redeployment”, la ridistribuzione dei fondi attraverso il rimpolpamento degli obiettivi con maggiori garanzie di realizzazione e il prosciugamento di quelli più a rischio. È l’ultima possibilità di revisione del Pnrr, di trattativa con il governo. Confido che Giani oggi sia in ascolto di una larga comunità molto preoccupata».
Cosa si sente di chiedere ai suoi ex colleghi?
«I sindaci sanno bene cosa si rischia. Il “patto di Livorno”, privo di priorità, ha già mancato la prova più importante. E il sindaco di Pisa intanto propone un’iniziativa sul Pnrr, tanto tardiva quanto stravagante, per unire i comuni da Genova a Civitavecchia. Siamo sulla Luna. Dovrebbe stare al pezzo invece di preparare propaganda politica e vantare finanziamenti per progetti per lo più ereditati. Dunque, a tempo scaduto, con un guizzo di fantasia mal riposta, cercherebbe un “asse transregionale” per il Pnrr. Ma è lo stesso che ha fatto un Piano strutturale Pisa-Cascina, inventando un assurdo asse-mignon monocolore leghista, escludendo gli altri comuni dell’area pisana legati al capoluogo da obiettivi strategici».
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