Gioco
«Ex distretto militare no al piano di recupero»
Il gruppo di sinistra chiede di fermare l’iter del progetto di riqualificazione della grande area in San Martino
PISA. «Ritirare il piano di recupero dell’ex Distretto militare ed avviare un percorso di partecipazione per la riqualificazione dell’area». A chiederlo è il gruppo consiliare della sinistra, Diritti in comune, che rivendica lo stop all’iter che tra qualche mese potrebbe portare all’avvio degli interventi per la rigenerazione dell’ex caserma Curtatone e Montanara.
La forza politica ha presentato undici osservazioni al piano di recupero dell’area di via Giordano Bruno con l’obiettivo di provare ad introdurre delle modifiche al progetto «che – accusa la lista – è stato adottato dalla giunta Conti senza alcuna discussione con il consiglio comunale e la città». Il piano ruota attorno ai programmi di housing sociale con l’obiettivo di fornire alloggi alla “fascia grigia”, quella che non ha i requisiti per accedere all’edilizia popolare, ma neanche le risorse per una locazione sul mercato libero. «Obiettivo di cui si fa cenno solo nelle dichiarazioni – accusa Diritti in comune –. Nei fatti si pensa di realizzare un alveare di micro-appartamenti, incastrati nel già denso tessuto urbano del quartiere di San Martino, con spazi angusti, poco funzionali e senza i necessari servizi accessori, senza spazi comuni che dovrebbero arricchire la qualità dell’abitare».
Meno appartamenti, più spazi, una delle richieste della forza politica che punta il dito contro alcune clausole previste dagli accordi tra il Comune e il Fondo investimenti per la valorizzazione-Comparto extra di Cassa Depositi e Prestiti. Tra queste «la possibilità di derogare alla destinazione di housing sociale nel caso in cui gli equilibri finanziari dell’operazione venissero a mancare» ed «i criteri di accesso discriminatori sulla storicità della residenza (almeno cinque anni di residenza in Toscana), gli assurdi vincoli sul reddito e l’accanimento su quanti si sono trovati in condizioni di morosità incolpevole o occupazione senza titolo».
«A questo – prosegue la forza politica – si aggiungono un aumento sproporzionato del carico urbanistico, in termini di traffico prima di tutto, e in generale di aggravio su tutti i servizi come la rete fognaria o la raccolta dei rifiuti, la sostanziale privatizzazione del verde e della piazza interna che non sarà pienamente aperta e fruibile da tutti gli abitanti, essendo chiusa in determinati orari».
Una delle osservazioni presentate dalla lista riguarda la possibilità di prevedere spazi per il parcheggio delle biciclette. «Un’operazione in cui non si tutelano il bene comune e le funzioni pubbliche e sociali di questa area strategica – conclude Diritti in comune –, ma si pongono condizioni capestro che mirano a tutelare il profitto dell’investitore».
D.R.
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