La “sudafricana” disturba il sonno: «Risveglio choc con i muscoli paralizzati»
Il dottor Gabriele Siciliano, direttore della clinica neurologica dell’Aoup «Nella maggior parte dei casi è un fenomeno benigno»
l’intervista
Gian ugo berti
La variante Omicron continua a stupire. Definita, alla sua comparsa alcuni mesi fa, come semplice raffreddore o sindrome influenzale, quindi mal di testa, mal di gola, naso che cola, secondo studiosi inglesi sta ora registrando un’altra novità. Riguarda il sonno ed una sua alterazione.
Come spiega Gabriele Siciliano, direttore della clinica neurologica all’Azienda ospedaliero universitaria pisana, si tratta della “paralisi del sonno” caratterizzata da impossibilità a muoversi e ad utilizzare qualsiasi muscolo volontario a parte quelli oculomotori al momento di risvegliarsi, più raramente poco prima di addormentarsi.
Possiamo parlare di un quadro clinico grave?
«No. Sebbene rappresenti in genere una esperienza sgradevole, talora impressionante e preoccupante per il soggetto. Pensiamo ad una persona che mentalmente sia lucida e consapevole di quello che succede e si rende conto, per qualche minuto, di non potersi muovere. Nella maggior parte dei casi è un fenomeno benigno. Il paziente può però descriverlo come un incubo, anche con sensazioni quasi allucinatorie di precipitare nel vuoto. È collegato ad uno stato in cui il soggetto rimane parzialmente o entra precocemente in sonno Rem (iniziali dall’inglese: “Rapid Eye Movements”, la fase del sonno in cui gli occhi si muovono in maniera inconscia mentre dormiamo e si ritiene si collochi la maggior parte dei nostri sogni), ma è in qualche modo cosciente come nella veglia normale, mentre la muscolatura, proprio come succede nel sonno Rem, rimane immobile. Gli episodi in genere durano al massimo pochi minuti (anche se per il soggetto sembrano molti di più) e cessano per qualsiasi piccolo stimolo che risveglia del tutto il paziente. Il disturbo può comunque presentarsi anche in persone normali ed è stato collegato a mancanza di sonno o a periodi di particolare stress, anche se può essere un sintomo a sua volta di altri disturbi del sonno, tra cui la narcolessia».
Si può in qualche modo prevenire?
«È stata descritta in particolare con la variante Omicron, anche se al momento non ci sono studi scientifici dettagliati. Le ipotesi sulle cause possono essere molte. Potrebbe essere legata ad un interessamento delle strutture del sistema nervoso centrale che regolano il sonno-veglia da parte del virus, come avviene nei sintomi neurologici del Covid delle forme più gravi. Non si può tuttavia escludere che sia invece secondario ai disturbi respiratori in sonno, che si possono accompagnare all’infezione polmonare ed alle sue sequele e che alterano la struttura del sonno. Vanno in ogni caso anche considerati fattori più funzionali, cioè fortunatamente non legati alle alterazioni del sistema nervoso centrale od altri apparati, magari legate all’aumento dei livelli di stress ed ansia che ovviamente i pazienti Covid presentano e che possono giocare un ruolo al riguardo. È comunque un disturbo teso a migliorare nel tempo, per cui è consigliabile cercare di ripristinare un sonno tranquillo e con numero di ore adeguato alla propria età ed agli stili di vita».
Ci sono farmaci utili?
«Se si associano disturbi di ansia od umore, sono allora indicati farmaci che curano questo genere di problematiche. Per il resto non esistono terapie specifiche per questo tipo di disturbo che, come detto, ha un’evoluzione benigna».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
