Il Tirreno

Pisa

Il vento del cambiamento? È dei buchi neri

Valentina Landucci

E ora a studiarlo ci pensa un ricercatore della Scuola Normale che ha vinto un maxi finanziamento europeo

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Valentina Landucci

pisa. Era il 1989. E dai jukebox (sì, c’erano ancora, oggi è antiquariato) capitava spesso di sentire una delle band del momento, gli Scorpions, cantare il ritornello di un successo planetario “Take me to the magic of the moment/On a glory night/ Where the children of tomorrow dream away/ In the wind of change”. Il vento. Il vento del cambiamento. Strofe profetiche. Forse. Di sicuro hanno fatto ballare, vicini vicini, parecchi innamorati. Ma lette dallo specchietto retrovisore di una ipotetica macchina del tempo quelle strofe sul vento del cambiamento sono una intuizione. Una intuizione galattica.

Il ponte tra gli Scorpion e la galassia si chiama Stefano Carniani ed è un ricercatore della Scuola Normale di Pisa. Un ragazzo “fortunato”, tanto per buttar giù lì una altra citazione musicale, perché si è aggiudicato qualche cosa come 1 milione e 200mila euro vincendo, con il gruppo di cosmologia e astrofisica della Normale coordinato dal professor Andrea Ferrara, un Erc Starting Grant, uno dei più competitivi premi europei destinati a giovani ricercatori e ricercatrici.

Il maxi finanziamento arriva nell’ambito del progetto scientifico “Wings” (Winds in Galaxies)” che si propone di studiare i getti di gas e polvere generati dall’energia rilasciata dai buchi neri supermassicci al centro delle galassie, generalmente chiamati venti galattici.

Perché sono interessanti? Non è solo una questione di curiosità. Da quei venti lì potrebbe essere dipesa e dipendere oggi e in futuro la nostra galassia. Sono, guarda casa, venti di cambiamento. Lo studio utilizzerà i dati ottenuti da differenti programmi osservativi condotti con i più avanzati telescopi oggi disponibili, come il James Webb Space Telescope lanciato in orbita lo scorso 25 dicembre con una collaborazione internazionale di Nasa, Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Agenzia spaziale canadese (Csa) e al cui programma di osservazione partecipa anche la Scuola Normale. I venti galattici prodotti da buchi neri supermassicci possono raggiungere velocità talmente alte (oltre 1000 km/s ovvero circa 4 milioni di chilometri all’ora) da disperdere il gas e la polvere su scale molto più grandi di quelle della galassia stessa. «Negli ultimi anni, vari modelli teorici e simulazioni cosmologiche hanno sottolineato che questi flussi di materia giocano un ruolo fondamentale nel processo evolutivo della galassia ospite e dello stesso buco nero massiccio che li ha generati – si legge in una nota della Normale – Ciononostante, l’importanza di questi fenomeni da un punto di visto sperimentale/osservativo è ancora da scoprire». E qui entrano in gioco Wings e il “nostro” Carniani, uno dei 397 giovani ricercatori, di cui 58 italiani, che hanno vinto questa tornata di Erc Starting Grant. «Da tempo si pensa che i buchi neri supermassicci evolvono in simbiosi con le galassie che li ospitano – spiega il ricercatore pisano – . Questo legame mi ha sempre affascinato soprattutto se uno pensa alle loro differenze di dimensioni: se una galassia fosse grande quanto la terra, il buco nero avrebbe le stesse dimensioni di una mela».

«Wings sfrutterà le nuove ed eccezionali osservazioni provenienti dal James Webb Space Telescope – conclude – per studiare i venti galattici generati dai buchi neri più lontani da noi e capire come questi influenzano la vita delle galassie. Sono entusiasta di iniziare questo progetto».

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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