Il Tirreno

Pisa

La memoria “intatta” nel segno di Franco Serantini a 50 anni dal pestaggio fatale

Amanda Fincatti
Elena Franchini e Franco Bertolucci, rispettivamente presidente e direttore dell’associazione “Amici della biblioteca Serantini”
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Elena Franchini e Franco Bertolucci, rispettivamente presidente e direttore dell’associazione “Amici della biblioteca Serantini”

Pisa, la riorganizzazione della biblioteca quale principale omaggio al giovane

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PISA. La storia della biblioteca Franco Serantini, sin dalla sua fondazione, è ed è stata segnata da un netto proposito: la memoria esiste e deve resistere, a discapito di chi la vorrebbe cancellare. Da oltre quarant’anni l’associazione “Amici della biblioteca Serantini” a Pisa ha come principale scopo quello di conservare e di valorizzare la memoria dei movimenti anarchici, operai e sindacalisti italiani, nonché di promuovere e divulgare la storia dei movimenti studenteschi, antimilitaristi e femministi emersi in Italia dalla fine degli anni Sessanta in poi. Il reperimento e la conservazione di una vasta raccolta di documenti e di testimonianze che riguardano la Resistenza antifascista nella provincia di Pisa è, ad esempio, uno dei progetti sempre attivi nella biblioteca. Inoltre, la loro innata persistenza nel far ricordare la figura di un giovane anarchico e dei suoi ideali, morto ingiustamente in seguito all’inviperito linciaggio subìto per mano delle forze dell’ordine – uomini in carne e ossa che non sono mai stati individuati e puniti per tale crimine – rimane per l’associazione come un solido obiettivo.

La prima sede della biblioteca fu allestita nella sede della Federazione anarchica di Pisa, in via San Martino, alla quale Franco Serantini, al suo tempo, era diventato un frequentatore. Nata nel 1979 come centro documentazione sulla storia politica e sociale del diciannovesimo e del ventesimo secolo, gli attivisti della biblioteca occuparono nel 1986 l’ottocentesco Palazzo Cevoli, sempre in via San Martino, ma nel 1992 la Provincia di Pisa si fece carico della tutela e del patrimonio della biblioteca trasferendola all’interno del complesso scolastico Concetto Marchesi.

La Serantini ha mantenuto tale indirizzo fisico fino al 2011, quando tutto il materiale storico conservato venne spostato a Montacchiello, all’Archivio generale dell’Università di Pisa. Per quasi dieci anni la biblioteca non possiede più un indirizzo proprio, finché un mese prima del primo lockdown, dove una volta vi era un opificio in località La Fontina, è stata inaugurata la nuova sede, in affitto, su tre piani, in via Carducci 13. Nonostante le difficoltà legate alle restrizioni in ragione della pandemia, la biblioteca non si è mai più fermata. Dalle attività svolte in questi ultimi due anni si distinguono l’impegno nel far conoscere la struttura e di coinvolgere i più giovani nelle iniziative, stipulando così convenzioni con le scuole del territorio e promuovendo lezioni didattiche e pratiche laboratoriali. Solo nel 2021 tali attività sono state seguite da oltre 700 scolari e docenti, mentre i seminari hanno riscontrato in totale 200 presenze e migliaia di collegamenti online. Grazie all’impegno della gestione del centro culturale e dello sforzo collettivo dei volontari e dei sostenitori dell’associazione, la biblioteca Serantini, nel maggio dello scorso anno, è entrata a far parte, come ente associato, dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea, ottenendo in questa maniera un importante riconoscimento a livello nazionale. Sono, infatti, oltre 60mila i volumi disponibili per la consultazione, 6mila periodici e 90 fondi archivistici, tra tanti altri materiali, che compongono il patrimonio fisico della Serantini.

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di Redazione web