Sicurezza
Le eccellenze della provincia, dall’allattamento al post parto
pisa. Il principale impegno della rete di consultori provinciale, in questi anni, è stato quello di allargare sempre di più la base di riferimento e il numero di utenti che usufruiscono dei servizi. Non è un risultato che si può ottenere stando fermi. Bisogna intercettare, capire le esigenze e innovare. E la storia del protocollo sul disagio psichico post-partum è un esempio efficace di cosa significhi tutto ciò.
I più la conoscono come “depressione post-partum”. Si tratta di un disturbo dell’umore che colpisce le donne da poche settimane fino a un anno dopo la nascita del figlio. In passato (e non solo) non era raro che le donne che ne erano affette venissero stigmatizzare, tacciate di non essere “buoni madri”.
Per trattarla l’importante è il riconoscimento dei sintomi, con un’attività di screening preliminare. E poi di cura. Qui le pratiche pisane sono diventate uno standard a livello toscano.
«Siamo state pioniere nella rilevazione e presa in carico del disagio psichico, che normalmente viene chiamata depressione post-partum. Questa esperienza, legata ai nostri territori, è diventata un protocollo aziendale», racconta la dottoressa Grazia Fazzino, responsabile della zona Valdera.
«Negli anni abbiamo aumentato il numero di utenti che hanno avuto accesso ai nostri servizi», specifica Fazzino. «C’è il percorso nascita, il percorso ginecologico/contraccezione, lo screening prevenzione per i tumori al collo dell’utero e quello per l’interruzione volontaria della gravidanza. A questi percorsi tradizionali si sono aggiunti quello della genitorialità, che tiene conto anche delle situazioni di fragilità. Il percorso maltrattamenti con un centro di ascolto e presa in carico delle donne vittime di violenza. E infine quello per gli adolescenti, per giovani dai 14 ai 24», spiega la responsabile.
Non si può negare che il Covid abbia avuto un impatto sul lavoro dei consultori. I mesi del lockdown sono stati complicati, con un calo degli accessi e la difficoltà di fornire direttamente quei servizi (assistenza al puerperio e psicologica, percorsi di protezione) che hanno bisogno della presenza.
Nel tempo si è riuscita a creare una osmosi tra azienda ospedaliera pisana, ospedale Lotti e rete dei consultori. «C’è una logica di continuità, serve osmosi tra strutture. Una delle cose che mi piace sottolineare è che negli anni il rapporto è migliorato molto, sia a Pisa che Pontedera, sui percorsi gravidanza come nel lavoro in puerperio, cioè nel primo anno successivo al parto. Abbiamo rafforzato il lavoro di gruppo, come nei percorsi di accompagnamento alla nascita, aggiungendo incontri nel post-nascita», aggiunge Fazzino.
L’accesso ai servizi in questi anni si è fatto più corposo. Un’esigenza nata in seno alla società. Da un lato il processo migratorio, con una fascia d’utenza molto numerosa fatta di donne immigrate che scelgono i consultori come un punto di riferimento. E spesso dietro ci sono problemi economici e sociali, storie difficili. In più, con l’impoverimento della società si sono acuiti problemi (e nuovi se ne sono presentati) sul territorio, a conferma dell’importanza di figure, come gli assistenti sociali, che devono avere una preparazione di alto livello. In tutte le zone è disponibile il servizio di mediazione linguistico-culturale.
L.R.D.
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