Toscana
Consultori, primo spazio delle donne tra carenze di personale e di sedi
Pisa: il rapporto tra abitanti e sportelli è più basso di quello previsto dalla legge, ma qui le strutture sono più diffuse che altrove
PISA. Sono posti dove si prepara la vita e dove allo stesso tempo si difende il corpo delle donne. Luoghi di rifugio, di accoglienza e anche di dolore. Secondo alcune donne e attiviste con cui abbiamo parlato per scrivere questa inchiesta, «i consultori sono la più grande conquista del movimento femminista, forse anche più della legge sull’aborto. Qui si è combattuta e si combatte la guerra sull’autodeterminazione dei corpi e delle scelte delle donne. Sono luoghi. E le battaglie si combattono nei luoghi».
Qual è dunque la situazione dei consultori in provincia di Pisa? Sono pochi, rispetto al rapporto tra popolazione e strutture previsto dalla legge. Eppure hanno un’organizzazione peculiare, ben distribuita sul territorio, che compensa la loro scarsità.
Hanno poco personale: mancano in particolare gli assistenti sociali (e in misura ridotta gli psicologi). E in un territorio, la Valdicecina, mancano anche le ginecologhe. Vederemo come mai.
E però hanno alti tassi d’accesso. Tradotto: sono molto frequentati, anche se c’è da migliorare quello dei giovani dai 14 ai 24 anni.
C’è una cosa da sapere prima di parlare di consultori. Lo spirito dell’attività consultoria non è quello di più ambulatori messi assieme, ma quello di più discipline (quattro: ginecologia, ostetricia, psicologia e assistenti sociali). Nei consultori si prepara il prima e il dopo la nascita, si sceglie se iniziare un percorso di interruzione volontaria della gravidanza, si dà supporto psicologico, si fa prevenzione medica per i tumori, si dà ausilio alla genitorialità vulnerabile. E, soprattutto, si difende l’autodeterminazione delle donne e dei loro corpi. Sono luoghi complessi.
sedi e popolazione
Vediamo i numeri. Per la prima volta in 40 anni l’Istituto Superiore di Sanità ha avviato un censimento dei consultori su tutto il territori italiano. Nel paese si conta un consultorio ogni 35.000 abitanti mentre dovrebbe essercene uno ogni 20.000. Così almeno prevede la 24 del 1996: uno ogni 10mila abitanti nelle zone rurali e uno 25.000 nelle zone urbane. E in provincia?
Qui ci sono tre zone: la Pisana, la Valdera e la Valdicecina. Qualche carenza c’è. Il rapporto è di uno oltre 40mila nella prima, uno a 25 nella seconda e la terza ha delle peculiarità sue. «C’è un livello accettabile di diffusione dei consultori sul territorio. Sono tre zone con caratteristiche diverse l’una dall’altra. Rispetto al rapporto numero abitanti/numero presidi la realtà pisana è forse quella che soffre di più», spiega la dottoressa Giuseppina Trimarchi, responsabile di quest’ultima.
Nella Zona Pisana sono attivi cinque consultori. Il consultorio principale di riferimento è quello di via Torino a Pisa. Esistono poi tre consultori territoriali che hanno sede a Marina di Pisa, a San Giuliano Terme e a Cascina. Il quinto consultorio è quello al quartiere Cep di Pisa, che si occupa in particolare di donne straniere immigrate e di soggetti fragili.
Nella Zona Valdera i consultori attivi sono cinque. Il consultorio principale di riferimento è quello di Pontedera. A Pontedera ha sede anche il consultorio Giovani. Esistono poi quattro consultori territoriali a Bientina, Santa Maria a Monte, Ponsacco e a La Rosa di Terricciola.
Nella Zona dell'Alta Valdicecina i consultori sono sei. A Volterra è presente il consultorio principale di riferimento mentre sul territorio sono presenti sedi consultoriali a Pomarance, Castelnuovo Valdicecina, Larderello, Montecatini Valdicecina e Ponteginori. Tutti i consultori sono aperti 4 volte al mese o 2 volte al mese (come a Montecatini e a Ponteginori).
personale
L’ultimo report sulla Toscana fotografa una situazione: le ore medie lavorate di psicologi e assistenti sociali, rispetto al nazionale, sono più basse. «È vero che la media regionale degli psicologi è bassa, ma è vero anche che qui stiamo meglio. Si è fatto un grosso lavoro per potenziare questa figura. La nostra è una delle realtà dove il potenziamento è avvenuto più che in altre realtà», spiega Grazia Fazzino, psicologa e responsabile dell’area Valdera.
Il problema è la precarietà. «Abbiamo un problema di figure non stabilizzate, colleghi assunti a contratto temporaneo per dei progetti», spiega Fazzino. «Va bene per avviare delle integrazioni d’attività, ma laddove uno standard d’intervento si dimostra valido bisognerebbe garantire la continuità. È una sfida che abbiamo davanti».
La parziale mancanza di personale crea un altro problema: le visite domiciliari solo nei casi più seri. In questo senso c’è una mancanza di risorse.
si va nei consultori?
La capacità attrattiva dei consultori è una dei dati più importanti a cui guardare. Ed è uno dei punti di forza della rete provinciale pisana. Relativamente alla capacità attrattiva dei consultori, occorre precisare che il 2020 è stato un anno del tutto particolare considerata l'emergenza sanitaria da Covid-19, che ha ridotto la possibilità di incontri in presenza e il numero di accessi ai consultori. Tuttavia, confrontando i dati del primo semestre per gli ultimi tre anni (2019-2020-2021) è evidente che i consultori della Zona Pisana, della Zona Valdera e dell'Alta Valdicecina hanno complessivamente recuperato e spesso superato i numeri di attrattività precedenti al periodo Covid-19. Il tasso di attrattività nelle tre zone supera sempre il 100 per cento. Percentuale calata nel 2020 e recuperata nel 2021.
Sono invece ancora bassi i tassi di accesso al consultorio giovani (tranne in Valdicecina), quasi sempre sotto il 30 per cento. Ancora più bassi quelli del consultorio giovani area contraccezione, anche qui con l’eccezione della zona Valdicecina. Un fronte di lavoro su cui c’è la volontà di lavorare, ma che attualmente presenta importanti margini di miglioramento.
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