Toscana
L'ordine dei medici: «Sanità territoriale privata e pubblica stiano in equilibrio»
A 43 anni dalla creazione del Sistema sanitario nazionale, il punto con il dottor Figlini alla luce del covid
PISA. Molti non hanno assistito al passaggio storico e quindi non si sono resi conto delle grandi novità. In tema di salute, la scelta del Parlamento di approvare la legge 833 (23 dicembre 1978)con la cancellazione delle Mutue e la creazione del Sistema Sanitario Nazionale, ha dato una svolta radicale: la salute è uguale per tutti. Sembrava un percorso perfetto e così è stato per tanti anni, poi con il tempo sono emerse luci ed ombre. Ecco il parere del presidente provinciale dell’Ordine dei Medici, Chirurghi ed Odontoiatri, Giuseppe Figlini.
All’epoca fu chiamata la “rivoluzione della salute”, un “vestito” nuovo per ogni persona. Ma con i costi crescenti e la burocrazia soffocante, quell’abito si è dimostrato sempre più stretto. Condivide il concetto?
«La legge 833 ha rappresentato senz’altro una grande conquista sociale, efficace nella tutela della salute. I principi base sono universalità, uguaglianza ed equità dell’assistenza. In 43 anni questo ha permesso, tra l’altro, di diminuire la mortalità perinatale ed, al contempo, allungare progressivamente la speranza media di vita (84 anni per le donne, 80 per gli uomini). Spendiamo complessivamente meno (sei per cento del Prodotto Interno Lordo), rispetto a Francia (9%) e Germania (12%), ma abbiamo creato un prodotto eccezionale per un Servizio Sanitario universale».
Ma 43 anni sono lunghi e qualcosa è via via cambiato. Di fatto, si sono create venti sanità regionali diverse. Ritiene si tratti d’un ostacolo insormontabile?
«Fin dall’inizio, la legge ha concesso venti deleghe regionali. E, nel tempo, tale norma ha così minato i principi basilari, facendo scricchiolare l’impostazione della Riforma. Abbiamo sì liste d’attesa per la chirurgia elettiva fra le più basse in Europa, eppure la percezione che il cittadino ha di fronte al sistema organizzativo non è buona. Non comprende cioè come, per eseguire semplici esami quali prelievi di sangue, radiografie o visite specialistiche, si debba attendere anche mesi. Inoltre, si assiste sempre più alla “fuga” verso i Centri del centro –nord alla ricerca del miglior luogo di cura».
Oggi, che voto darebbe nel complesso? La promuoverebbe?
«Rispetto ai principi innovativi, che hanno sancito l’uguaglianza per tutti dei diritti alla tutela della salute, la valutazione è più che mai positiva. Poi, su livello di qualità applicativa, il voto scende pur rimanendo sufficiente».
C’è qualcosa da cambiare e migliorare rispetto al testo iniziale?
«Soprattutto con l’emergenza Covid, si è visto come occorra rivedere lo stato operativo del servizio territoriale, che deve essere aggiornato per renderlo più funzionale alle nuove, moderne conoscenze scientifiche e necessità. Un punto importante, in ogni modo, rimane il ruolo del “sistema privato”. Deve stare in equilibrio con quello “pubblico”, nel contesto d’ una collaborazione integrata»
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