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I medici volontari a Pisa: "Raccogliamo fondi per il vaccino in Africa, la pandemia è problema globale"

Libero Red Dolce
I medici volontari a Pisa: "Raccogliamo fondi per il vaccino in Africa, la pandemia è problema globale"

Aperitivo solidale con raccolta fondi per avviare una vera campagna vaccinale. Buona la risposta: hanno partecipato ottanta persone, raccolti 1.200 euro

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PISA. Si correrà il rischio di sembrare banalmente deamicisiani (nel senso del popolare scrittore per ragazzi dell’800) nel notare che il gruppo pisano del Cuamm-Medici per l’Africa ha scelto il ristorante “Quore”, in via del Cuore, per la raccolta fondi da destinare a una campagna di vaccinazione capillare in Africa. Una scelta di cuore. La banalità dell’associazione è un rischio che andava preso – in questa occasione – per raccontare l’impegno di chi, guidato da un senso di giustizia sociale non comune, ha scelto di mettere a disposizione la propria professionalità per un progetto di ampio respiro.

E la risposta c’è stata. Ottanta persone hanno scelto di partecipare all’aperitivo che i volontari hanno organizzato durante le feste al ristorante. Con un risultato di 1.200 euro raccolti. Numeri non banali in tempo di pandemia. In un’occasione per conoscere da vicino l’attività dei volontari e delle volontarie, contribuendo con una piccola somma a un progetto che ha obiettivi ambiziosi.

Racconta Silvia Tririfó, medico internista all’ospedale Cisanello e una delle animatrici del gruppo pisano: «Siamo riusciti a riprendere le nostre attività sul territorio e siamo molto soddisfatti. Il fatto che tante persone abbiano scelto di esserci e sostenerci non era scontato. Il nostro gruppo è nato nel 2018, conobbi Linda Graziadei (medico in pensione e altra anima del Cuamm pisano, ndr), che aveva un interesse nei riguardi della cooperazione. E così decidemmo di creare un gruppo di appoggio, dato che il Cuamm in Toscana è meno forte che in altre realtà. Col tempo abbiamo visto che gli studenti di medicina rappresentano un buon bacino d’interesse, capaci di farsi coinvolgere nelle nostre campagne di sensibilizzazione sul territorio, portando le testimonianze di chi ha fatto volontariato nei vari paesi africani».

A un certo punto, come per tutti, è arrivata la pandemia a cambiare la situazione. Più difficile organizzare eventi pubblici, praticamente impossibile farne di formativi. Per i medici l’impegno in patria era raddoppiato. E poi, inutile negarlo, con un problema sanitario di proporzioni mondiali che si fa sentire in modo pesante nella vita quotidiana dei cittadini, diventa più difficile avvicinare potenziali sostenitori al tema della sanità in Africa.

La differenza di approccio del Cuamm in questo caso è stata determinante. A partire dal marzo 2020 la domanda che si sono fatti era: cosa può fare un’associazione di volontariato con il cuore in Africa con un problema che invece stravolge le abitudini sotto casa? «Abbiamo pensato – spiega Graziadei – che serviva metterci ancora più impegno. Essere parte di una pandemia significa non chiudersi nel proprio confine. Non guardando solo all’Africa. Abbiamo dato una mano, implementando alcune postazioni di respirazioni assistita sul territorio. Sentirsi globali non deve portare a trascurare il locale. Non che per questo le priorità s’invertano».

La scoperta e poi la diffusione globale della variante Omicron, partita dal Sudafrica, è la prova più limpida della bontà di questo approccio.

«Per noi – torna a spiegare Tririfó – portare il vaccino in Africa significa creare un sistema vaccinale in quei paesi. Si pensi ai problemi che abbiamo affrontato e stiamo ancora affrontando da noi: la catena del freddo per conservare le dosi, i tracciamenti, vincere la resistenza di chi non vuole vaccinarsi. E il personale sanitario da formare. Si può capire quanto sia difficile in Africa. Il Cuamm dove va, va per restare. E creare condizioni per una sanità giusta».


 

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