Sicurezza
Medici al tracollo, sull’orlo dell’abbandono
Lo sfogo del segretario provinciale Fimmg, Puccetti: «Siamo rimasti l’ultimo baluardo sul territorio. Non ce la facciamo»
Roberta Galli
pisa. «Dobbiamo far fronte, senza aiuti, a una situazione Covid totalmente fuori controllo. Noi medici di famiglia ogni giorno siamo in trincea a cercare di arginare decine di richieste che ci giungono da parte dei pazienti. Siamo rimasti l’ultimo baluardo sul territorio al quale potersi rivolgere senza una prenotazione, ma siamo stanchi e ci sentiamo abbandonati da un sistema che non ha tenuto contro delle nostre richieste straordinarie, peraltro previste dal contratto di lavoro, per far fronte a una pandemia senza precedenti. E così c’è anche chi tra di noi pensa di abbandonare la professione». È un fiume in piena Luca Puccetti, segretario provinciale Fimmg (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), l’organismo che riunisce i medici di famiglia. Puccetti, medico di lungo corso, denuncia una situazione per la sua categoria, a causa dell'emergenza coronavirus, quasi al collasso. La variante Omicron, in queste settimane, ha messo a dura prova il sistema sanitario di base, con già alle spalle mesi di stress e duro lavoro, e ha scoperto i nervi di un settore, come denuncia lo stesso segretario Fimmg, «non più in grado, da solo, di far fronte a una emergenza epocale». «La situazione dei medici di base è drammatica – afferma Puccetti –. Siamo in prima linea, lasciati soli, a dover ogni giorno rispondere ad una media di 120-140 richieste di prestazioni da parte dei nostri pazienti. Il telefono negli studi squilla ininterrottamente e noi dobbiamo rispondere, visitare, andare a domicilio e compilare le certificazioni. Sempre noi, ogni giorno. Perché, senza fare alcuna polemica, noi, al contrario di altri colleghi, non abbiamo avuto la possibilità di chiudere i reparti e rimandare gli interventi, di diminuire la pressione negli ambulatori. Per noi è rimasto tutto uguale, e oltre ai pazienti Covid, che sono tanti, e hanno bisogno di assistenza domiciliare e di rassicurazioni, ci sono tutti gli altri assistiti: i cronici, i diabetici, gli ipertesi e i cardiopatici, perché le patologie non sono andate in vacanze, anzi per alcuni si sono anche aggravate non essendo stato possibile durante il periodo duro dell'emergenza accedere ai normali servizi ospedalieri. Ecco, a fronte di tutto ciò – prosegue Puccetti – adesso dobbiamo prenderci carico dei nostri pazienti positivi che giustamente si rivolgono a noi, per essere curati e indirizzati. Ci sono anche persone che non riescono a trovare un posto dover poter effettuare un tampone molecolare, in quanto, nonostante le prescrizioni mediche, le liste di attesa sono infinite e allora ci si arrangia come si può. Conseguenza: anche il tracciamento ne risente, come complicato diventa per noi parlare e confrontarsi con i colleghi delle Usca anche loro sommersi di lavoro». Tutto questo si poteva evitare? Per Luca Puccetti sì. «Da tempo avevamo fatto delle richieste ben precise a livello nazionale – afferma il segretario Fimmg di Pisa – ma nessuno ci ha voluto ascoltare. Noi chiedevamo personale per supportare il nostro lavoro, infermieri e segretarie. E invece siamo arrivati al collasso. Noi siamo in prima linea, ma se crolliamo noi crolla tutto il sistema e allora non resterà altro che rivolgersi al pronto soccorso. Già alcuni colleghi in preda allo stress pensano di abbandonare la professione».
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