Proteste
Pisa, bloccati in extremis due sfratti esecutivi
Un presidio di protesta organizzato da Potere al Popolo ha ottenuto una proroga della notifica al 31 marzo
PISA.. Altri 3 mesi con un tetto sopra la testa. È datata al 31 marzo la nuova notifica di sfratto portata ieri mattina, allo scadere della precedente, dall’ufficiale giudiziario. Una vittoria temporanea, che non mette la parola fine all’incertezza abitativa in cui si trovano due inquilini delle case popolari in via Pierin del Vaga, nel quartiere del Cep. Situazione, questa, che va avanti da almeno 6 anni, come raccontano i diretti interessati, Luca Masini e la pensionata Gloria Marradi. Di rinvio in rinvio, e dunque di picchetto in picchetto per evitare lo sfratto.
«La situazione è potenzialmente esplosiva», afferma Valter Lorenzi di Potere al Popolo, la forza politica che promosso il picchetto antisfratto di ieri mattina. Al fianco anche l’Associazione inquilini e abitanti dell’Unione sindacale di base. «Quest’azione ha permesso un ulteriore rinvio – continua Lorenzi – ma ritorneremo se non si risolverà il problema della precarietà abitativa. Le recenti dichiarazioni della ministra Lamorgese sulla prosecuzione degli sfratti durante le festività natalizie dimostrano l’indifferenza della classe politica verso chi vive queste situazioni, con l’aggravante delle difficoltà dovute al periodo pandemico. A Pisa ci sono più di 200 alloggi di edilizia popolare vuoti (uno nello stabile in cui abitano i due inquilini a rischio sfratto), oltre 890 persone che hanno fatto domanda per la casa e un bando bloccato perché in contraddizione con le nuove norme nazionali». Al momento due le mosse future: «Prima di tutto – prosegue Lorenzi – chiediamo al prefetto una moratoria sugli sfratti. Poi, a gennaio, richiederemo anche un incontro con la nuova assessora al sociale del Comune Veronica Poli per cercare non solo di risolvere nell’immediato il problema di queste due famiglie, ma anche di andare alla sostanza della questione. Non si può affrontare in termini polizieschi un problema sociale, mentre nel Pnrr non sono nemmeno state destinate risorse a favore dell’emergenza abitativa. E intanto in città le richieste di sfratto sono centinaia».
Tra cui quelle che coinvolgono Gloria e Luca. Considerati non idonei perché, spiega Lorenzi, indipendentemente dalla loro condizione economica non sono nominalmente assegnatari della casa popolare in cui vivono, che era stata conferita ai genitori successivamente deceduti. «Così la situazione concreta di difficoltà economica passa in secondo piano. A questo si aggiunge il mercato degli affitti proibitivo in città», sottolinea Lorenzi. «Purtroppo non potrei permettermi un affitto di 600 euro sul libero mercato», conferma Luca, che lavora 12 ore alla settimana. «Non chiedo per forza una casa popolare, ma anche un affitto concordato sulla base del reddito per avere un tetto sopra la testa». Stesso discorso per Gloria, pensionata. «Ogni tot di mesi ci ritroviamo in questa situazione. Non si può più vivere con questa instabilità esistenziale».
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