Il Tirreno

Pisa

parco di san rossore 

Nel viale dei Legami ecco i primi 13 pini simboli del ricordo

Nel viale dei Legami ecco i primi 13 pini simboli del ricordo

Presente Nadia Della Croce che ha lanciato l’idea: l’albero piantato per la sorella Daniela, morta di Covid

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PiISAA San Rossore i viali del Gombo e delle Aquile Randagie (Cascine Nuove), cannocchiali arborei contornati da filari di pini domestici, diventano protagonisti del progetto del viale dei Legami. I cittadini, versando un contributo, possono dedicare le nuove piante che vengono messe a dimora a un loro affetto: un bambino che nasce, un caro che non c'è più, un amore, un animale da compagnia. «Abbiamo lanciato l'iniziativa il mese scorso e ha subito riscosso decine di adesioni – spiega il Presidente del Parco Lorenzo Bani –. Oggi è il giorno in cui piantiamo i primi 13 pini, a partire da quello che la signora Nadia Della Croce, che ha dato l'idea, dedica alla sorella Daniela che non c'è più, portata via dal Covid. Entro la fine dell'anno saranno messi a dimora altri 39 alberi, inoltre per andare incontro alle tante richieste stiamo pensando di trovare altri spazi da dedicare lungo i viali».

«Non un viale della Rimembranza, ma una celebrazione di qualcosa di vivo, perché i legami e gli affetti rimangono per sempre – così Nadia Della Croce –. Un albero cresce pian piano come gli affetti, e quando si radica diventa forte». «Un progetto che rinsalda il legame dei frequentatori di San Rossore con il Parco e con la natura, che arricchisce i viali di valore affettivo e che promuove la cultura dell'albero», continua il direttore Riccardo Gaddi. Tutte le piante sono protette con delle reti per evitare che siano danneggiate dagli ungulati, nei prossimi giorni verranno posizionate le targhe con dedica e Qrcode. Presenti molti familiari e conoscenti delle persone a cui sono dedicati alcuni dei primi pini piantati: Daniela Della Croce, Michelangelo Falchi, Giovanni Tota, Moretta Lorelli, Marco Rubino, Giovanna e Vinicio Baronti, Andrea Brogi.

Come funziona

Le persone interessate possono scrivere per informazioni a foreste@sanrossore.toscana.it. Viene inviato un modulo per fare la richiesta e seguire le indicazioni. Previsto il versamento di un contributo di 150 euro che il Parco userà per l'acquisto di un giovane pino domestico, la messa a dimora e la targa per la dedica, mentre l'Ente si occuperà delle spese per le manutenzioni successive.

Il Parco è il polmone verde di un'area metropolitana che va da Viareggio a Livorno passando per Pisa, Vecchiano, Massarosa e San Giuliano. «Su 23mila ettari di estensione del Parco, 8.500 sono caratterizzati da grandi foreste: si va dai 3.200 ettari boschi allagati di origine naturale delle zone umide ai 520 ettari di leccete, arbusti e macchia fino ai 4.800 ettari di pinete che sono il frutto dell’intervento secolare dell’uomo», spiega Francesca Logli, responsabile della gestione forestale dell'Ente. Diversi gli approcci da osservare per la cura di queste aree: se le foreste umide devono essere lasciate al loro sviluppo spontaneo, le pinete sono una vera e propria coltivazione dalla fine del '700 e hanno bisogno di essere seguite e mantenute, con operazioni che vanno dai tagli per facilitare la rinnovazione naturale ai rimboschimenti. San Rossore, una delle sette tenute del Parco e l'unica gestita direttamente dall'Ente, conta 1.250 ettari di boschi umidi, 100 ettari di leccete e 1.440 ettari di pinete, tra cui quella dell'Illatro con piante che arrivano a 130 anni.


 

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