La protesta
In pensione il direttore artistico del Verdi: «Quante emozioni»
Il 1º gennaio sarà il suo ultimo giorno di lavoro. Tante le stagioni firmate, fino all’ultima, quella della riapertura dopo lo stop dovuto al coronavirus
Roberta Galli
Il 1° gennaio 2022 sarà il suo ultimo giorno di lavoro. Silvano Patacca, responsabile unico della programmazione, per dirla semplicemente, il direttore artistico per eccellenza del teatro Verdi di Pisa, va in pensione. Una scelta obbligata, per raggiunti di limiti di età, ma se fosse stato per lui, sarebbe rimasto ben volentieri in quella che considera a tutti gli effetti la sua casa, alla quale ha dato e ha ricevuto tanto. Questi lunghi 40 anni di attività, senza mai guardare l'orologio, Silvano Patacca li ha vissuti tutti nel suo ufficio in via Palestro e in giro per l'Italia alla scoperta di talenti e nuove produzioni da regalare alla città. Una decisione rimandata nel tempo, quella di andare in pensione, e adesso definitiva.
«Il mio è stato un lavoro bello, elettrizzante molto spesso divertente, sicuramente più affascinante di molti altri - afferma Patacca - ma fatto anche di fatica, di tensione, di abbattimenti e risalite che l'arrivo della pandemia ha fatto risaltare anche nella sua fragilità. Ma anche un percorso fatto di incontri umani ed emozionanti che porterò negli occhi e nel cuore per il resto dei miei giorni».
È un lungo filo rosso quello che lega Silvano Patacca al Verdi di Pisa. Era il lontano 1981, quando un timoroso studente universitario varcò la soglia del teatro. «L'occasione - ricorda Patacca - mi fu data dal laboratorio di trucco che il teatro stava organizzando in previsione di quel "Carnevale della ragione insidiata". La giustificazione era cercare materiale bibliografico per la mia fantasiosa e mai scritta tesi su "Il trucco come trasposizione dell'anima". Mentre la vera ragione era che volevo conoscere meglio, e dall'interno, quel magico mondo che mi si era aperto davanti assistendo al Giardino Scotto, allo spettacolo "Flowes" di Lindsay Kemp". E nel laboratorio tenuto da Giacomo Cirella, Silvano cominciò a muovere i primi passi nel mondo del teatro. «Quella esperienza se non fosse stata interrotta dal servizio militare - afferma Patacca - sarebbe diventata la mia professione, magari alla sede Rai di Torino dove mi era stata offerta una opportunità». Ma si sa, a volte il destino mescola le carte in tavola e poi ricuce le situazioni, e così accade anche per Silvano, prima con un posto di addetto alla promozione ed organizzazione del pubblico, sempre al teatro Verdi, e successivamente vincitore di un concorso a tempo indeterminato. «Ricordo ancora - afferma Patacca - quel vagare per le strade di Pisa, come in trance, pensando: adesso ho un lavoro... un lavoro». Il resto è storia di un professionista che ha amato fino in fondo il suo quotidiano con l'orgoglio di aver contribuito a creare un pezzo di storia e di cultura pisana. Tante le stagioni firmate da Silvano Patacca che si sono succede in questi anni, fino all'ultima che ha decretato due mesi fa la riapertura del teatro dopo il lungo stop dovuto al Covid.
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