Il dolore
Monumento alla pace in ricordo dell’eccidio di Kindu
Per il 60° anniversario della morte dei tredici aviatori della 46esima brigata aerea
pisa. Commozione. Orgoglio. Riconoscenza. Sono stati questi i sentimenti che hanno caratterizzato domenica mattina la celebrazione del 60° anniversario dell’eccidio di Kindu, in cui furono trucidati tredici aviatori della 46esima Brigata Aerea di Pisa, membri del contingente dell'operazione di pace delle Nazioni Unite inviato per ristabilire l'ordine nell’allora Congo belga. I militari italiani formavano gli equipaggi dei due C-119 Lyra 5 e Lyra 33, bimotori da trasporto della 46esima Brigata Aerea.
La commemorazione, a cui hanno preso parte i vertici e il picchetto d’onore della base pisana, è stata organizzata a San Marcello Pistoiese, in quanto uno dei tredici aviatori, il ventisettenne Martano Marcacci, sergente elettromeccanico di bordo originario di Collesalvetti, viveva a Limestre (frazione di San Marcello). In ricordo di Marcacci e dei 12 colleghi è stato progettato un monumento dall’architetto Roberto Prioreschi, costituito da una piramide tetradecagonale al cui interno è stato messo un ulivo, simbolo di pace, donato dall’azienda agricola Vannucci Piante di Pistoia, e posto nel parco della Rimembranza. Dopo la messa officiata da don Cipriano Farcas, al parco ha avuto luogo la cerimonia dell’alzabandiera con l’esecuzione, da parte della banda musicale Appennino Pistoiese, dell’Inno di Mameli, e l’inaugurazione e la benedizione del monumento con la deposizione della corona d’alloro da parte dell’amministrazione comunale. «Il monumento nasce dalla volontà di Giuseppe Arcangeli (il figlio di Dino, partecipante alla trasvolata atlantica sotto il comando di Italo Balbo, ndr) – ha detto il sindaco Luca Marmo –. L'idea era partita da un progetto più ambizioso dal punto di vista costruttivo con la volontà di restituire questi uomini al volo e quindi fu immaginato che la pala del velivolo dell’epoca donataci dalla 46esima Brigata Aerea potesse far parte del monumento. Poi abbiamo optato verso una soluzione meno ambiziosa. Facciamo questo dono alla nostra comunità con grande orgoglio».
Tra i numerosi presenti alla cerimonia anche diversi parenti di Martano Marcacci, tra i quali il fratello Luciano e i nipoti Vito ed Eleonora Mancino, figli di Sabrina Marcacci, figlia di Martano. «A nome di tutta la nostra famiglia – hanno detto i nipoti – ringraziamo tutti per la bellissima manifestazione. Nostro nonno era originario di Collesalvetti ma è giusto che il monumento si trovi qui perché in realtà le sue radici sono a San Marcello».
Carlo Bardini
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