Sicurezza
Una lunga catena rossa per le strade e il grido delle donne: basta violenza
Manifestazione promossa dal movimento “Non una di meno” con presidio tra piazza XX Settembre e Logge di Banchi
Amanda Fincatti
PISA. La Giornata internazionale contro la violenza sulle donne è celebrata da più di vent’anni. Da ricorrenza in memoria delle vittime, il 25 novembre rappresenta per il movimento “Non una di meno” di Pisa anche un importante giorno di lotta. Nonostante il maltempo e la pioggia di ieri, nel primo pomeriggio, tra piazza XX Settembre e Logge di Banchi, hanno preso la parola e lo spazio le attiviste del movimento.
Lungo il corridoio, sotto il porticato, è stata allestita un’installazione artistica con decine di nomi creati e adornati in tessuto colorato. Poi («con i nostri corpi uniti in una lunga catena rossa«) le donne hanno attraversiamo la città.
«In tutta Italia sono 104 i casi di femminicidi, 4 i casi di transcidio dall’inizio di quest’anno – intervengono – e 5 i casi di suicidio consapevolmente inclusi nella nostra raccolta dati, perché indotti da violenza maschile e dall’omolesbobitransfobia».
In Toscana, i femminicidio portano i nomi di Maria, Ginetta, Silvia e ancora Silvia. Tutte italiane e uccise dal partner. La prima aveva 51 anni, di Altopascio, uccisa a coltellate. La seconda, di Livorno, 61 anni, colpita più volte alla testa. Silvia, di Livorno, uccisa a bastonate, aveva 59 anni. L’altra Silvia, di Monterotondo in provincia di Grosseto, è stata sgozzata, aveva 46 anni.
I numeri e le storie presentati dalle attiviste provengono dal loro progetto di raccolta dati che nel giro di due anni è diventato il nuovo Osservatorio nazionale del movimento, dotato di una pagina online per la consultazione pubblica.
«È stato ed è importante includere nell’Osservatorio non solo i femminicidi, ma anche tutti i casi che riguardano persone trans, lesbiche e le libere soggettività che sono oggetto della medesima violenza di matrice patriarcale», spiegano. Munite di striscioni e “pañuelos” di color fucsia, le attiviste hanno rivolto le proprie richieste sia al governo che alle istituzioni locali: dotare le donne di autonomia economica perché sia più fattibile per loro fuoriuscire, tante volte insieme ai figli, dai contesti di violenza; più investimenti per le case rifugio per donne maltrattate e più autonomia per i centri antiviolenza. «Vogliamo un reddito di libertà che sia vero. Sono una vergogna i 400 euro mensili che saranno passati a sole 600 donne in tutta Italia, quando sono state in 20mila le donne che hanno chiamato un centro antiviolenza per chiedere aiuto».
Secondo i dati forniti dall’osservatorio, ben undici i figli testimoni dell’assassinio della propria madre, 5 sono stati uccisi insieme a loro. Il 44% delle morti sono state causate dalle coltellate ricevute e il 20% provocate da arma da fuoco. Il numero dei bambini rimasti orfani in Italia nel 2021 è arrivato a quota 35.
La manifestazione è stata inoltre l’occasione per promuovere il viaggio delle attiviste che andranno a Roma domani. Con partenza da piazza della Repubblica si terrà il “Corteo nazionale contro la violenza maschile sulle donne e di genere” organizzato dal movimento che si aspetta centinaia di adesioni.
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