Sicurezza
Quella libertà conquistata scalando le vette con le unghie smaltate
Nasim Eshqi, l’unica donna free-climber iraniana, protagonista del film in proiezione stasera all’Arsenale
Sara Venchiarutti
pisa. Quando ci si arrampica su una montagna conta soltanto il proprio corpo. Una serie di appigli per tenersi in equilibrio. Non ci si può concedere il lusso di guardare attorno, ammirare il paesaggio. È qualcosa che si conquista alla fine, una volta arrivati in cima. E alla parete rocciosa poco importa se si è uomo o donna, iraniano, italiano o americano. Ogni differenza – di genere, culturale, geografica – si annulla. Perché «la forza di gravità è uguale per tutti».
Forse è per questo che Nasim Eshqi, nata a Teheran nel 1982, ha scelto per se stessa una strada diversa da quella che il suo Paese aveva deciso. Da sempre sportiva, è diventata una pioniera del climbing all'aperto in Iran, dove le donne possono arrampicarsi per lo più al chiuso, durante orari stabiliti e senza uomini. Una storia di libertà e passione raccontata nel film documentario “Climbing Iran”, girato dal 2019 tra Italia, Francia e Iran per la regia di Francesca Borghetti e che sarà trasmesso per tre giorni in 20 sale in tutta Italia. Tra queste il cinema Arsenale a Pisa, che stasera (ore 21) proietterà questo documentario, conosciuto all’estero e vincitore di diversi premi, oltre a essere andato in onda sulla Rai. La produzione (italo-francese) è a maggioranza italiana con Nanof srl, società fondata (insieme a Filippo Macelloni) dal regista pisano Lorenzo Garzella. Sarà lui a introdurre martedì, insieme alla regista, la storia dell’unica donna free-climber professionista iraniana. Con tutte le difficoltà per una donna atleta in Iran oggi, ma anche le soddisfazioni, visto che Nasim è riuscita ad aprire oltre 70 nuove vie.
«Un ritratto femminile fra il climbing e l’antropologia», lo definisce Garzella, che ha seguito come produttore esecutivo la troupe nel corso delle riprese in Iran. «Abbiamo scelto di non entrare nel “groviglio” della situazione politica del Paese, soggetto a una teocrazia totalitaria – spiega Garzella – ma siamo rimasti attaccati alla vita di Nasim, facendo trasparire da lì uno spaccato della società. La regista, dopo aver letto un articolo, è rimasta affascinata dalla storia di una donna che sceglie di scalare all’aperto anche se è quasi proibito, raggiungendo riconoscimenti internazionali in un settore in prevalenza maschile. E tra gli aspetti più interessanti c’è proprio il confronto tra regista e protagonista. Da un lato Nasim che rivendica con orgoglio la propria libertà. Dall’altro Francesca, che cerca di raccontare questa donna che “si ribella e non si ribella”. Nasim in città segue le regole e le tradizioni del proprio Paese, mentre la montagna è il suo regno, può fare ciò che vuole. Anche togliersi il velo, se serve, o lasciarlo portare via dal vento. Ma l’Iran, al di là di tutto, resta la sua casa».
Qui non solo fa climbing outdoor, ma lo insegna anche alle ragazze. Al confine, sottile e sfumato, tra legalità e illegalità. «Non è una cosa clandestina al massimo grado – continua Garzella – però tecnicamente non si può fare. E quindi c’è sempre il pericolo che ci siano delle conseguenze, si corre il rischio. Lo stesso vale per il film. Abbiamo fatto le riprese in Iran senza il permesso, con la paura costante di essere visti o fermati. Non si sa se osare o no, ci si muove tra le regole imposte e la vita reale, più libera. Si pensa all’Iran come ad una realtà statica, ma in realtà è in continua evoluzione, dove la vita ribolle per mille rivoli sotterranei o sotto la luce del sole. E dove l’amore per il proprio Paese fa rivendicare il diritto di vivere anche queste contraddizioni in libertà». E tra i bassorilievi persiani di Bisotun, si arrampica, con mani salde e unghie smaltate di rosa, Nasim. «È il “potere del rosa” – conclude Garzella –: Nasim si mette lo smalto per vederlo graffiato dopo l’arrampicata. Ma al contempo è anche una rivendicazione di allegria, di femminilità».© RIPRODUZIONE RISERVATA
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