Il Tirreno

Pisa

La lotta per il lavoro

La ricercatrice precaria del Cnr alla Carrozza: "Passi dalle parole ai fatti: ci assuma"

Libero Red Dolce
A sinistra Francesca Gorini, ricercatrice del Cnr; a destra la presidente dell'ente, Maria Grazia Carrozza
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A sinistra Francesca Gorini, ricercatrice del Cnr; a destra la presidente dell'ente, Maria Grazia Carrozza

In 400 (15 lavorano a Pisa) aspettano l’assunzione ma l’ente ha deciso di assumerne solo 50. Ed è partita la protesta

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PISA. Si potrebbero chiamare “i dannati del comma 2”, dal capoverso della legge Madìa che avrebbe dovuto garantirli dal precariato a vita e che invece, se disatteso dal Cnr, potrebbe significare un futuro ancora più incerto del presente. I dannati sono i ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche, lavoratori e lavoratrici della conoscenza che da tre giorni hanno iniziato un presidio permanente di fronte alla sede romana dell’ente per chiedere l’assunzione di 400 di loro. Quindici lavorano nella sede di Pisa. E rischiano di rimanere senza contratto.

In questi giorni, dalla direzione dell’ente, è arrivata la novità: saranno assunti solo 50 o 60 dei ricercatori assegnisti. E gli altri? Per ora l’incertezza è assoluta. E non fa ben sperare.

A raccontare la protesta è Francesca Gorini, ricercatrice con specializzazione in epidemiologia difetti congeniti e malattie rare, pisana, in servizio al Cnr sotto la Torre da 12 anni. «La legge Madìa fu creata nel 2017 per porre fine al precariato negli enti pubblici di ricerca. Nel 2018 vennero avviate le procedure di stabilizzazione del personale precario storico, secondo i requisiti previsti dalla legge. Da allora furono stabilizzate 1540 persone all’interno del Cnr, con un percorso adeguatamente finanziato. Tra questi, 1100 avevano avuto almeno un giorno di contratto a tempo determinato, e furono assunte direttamente dall’ente. Gli altri hanno dovuto sottostare a una procedura concorsuale con soglie di sbarramento. Alla fine degli idonei in graduatoria ne vennero assunti 300 e ne rimangono altri 400 che aspettano».

Sono quelli che in questi giorni stanno protestando. Non è casuale la precisazione di Gorini riguardo all’adeguato finanziamento per le assunzioni. Secondo la lettera che ha annunciato il presidio, il Cnr avrebbe a disposizione 33 milioni di euro per stabilizzare i lavoratori precari, la maggior parte dei quali arriverebbero dal Decreto Rilancio firmato dal Governo Conte Bis. «Il Cnr ha annunciato l’intenzione di utilizzare solo i 3.3 milioni del Decreto Rilancio vincolati alle assunzioni. E altri 22,8 milioni sarebbero disponibili grazie al decreto Rilancia Italia. Sono tutti soldi utilizzabili per le assunzioni, ma manca la volontà», spiega Gorini.

Le graduatorie scadono tra il 14 e il 21 dicembre di quest’anno. Dal giorno dopo, per chi non venisse assunto, si aprirebbe una fase di totale incertezza. Anche perché un’altra legge, la Gelmini del 2011, ha posto un tetto al numero di rinnovi possibili per gli assegni di ricerca. Un limite di sei anni, che per molti di loro è stato superato in deroga proprio in base all’idoneità alla graduatoria di stabilizzazione. Ora però i contratti scadono e il limite dei rinnovi è superato.

Fare ricerca, da assegnista, non è una passeggiata. Significa cercare progetti, proposte e fondi, sperando che vengano accolti per lavorare. Il tutto con un contratto con meno tutele senza maternità o ferie pagate, senza numero di matricola e possibilità di accesso a un mutuo.

La presidente del Cnr è Maria Grazia Carrozza, una fisica. Con Gorini condivide, oltre alla passione per la ricerca, le origini pisane. In alcune dichiarazioni pubbliche, e negli incontri con i precari, Carrozza si era espressa per il superamento del precariato nella ricerca pubblica. E quelle parole Gorini non le ha dimenticate. «Io mi aspetto che la presidente stravolga le condizioni attuali e passi dalle parole ai fatti, facendo sì che chi è nelle graduatorie venga assunto. È un nostro diritto, ora ci venga riconosciuto».

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di Redazione web