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Pisa

Lorenzo Marianelli racconta il Festival BluesRiver: mix di artisti storici e giovani emergenti

Lorenzo Marianelli racconta il Festival BluesRiver: mix di artisti storici e giovani emergenti

Parla il direttore artistico della rassegna della Leopolda: «Così cerchiamo di fotografare la realtà del blues italiano» 

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PISA. Lorenzo Marianelli è il direttore artistico del BluesRiver, nonché chitarrista di Betta Blues Society, gruppo made in Pisa che nel 2018 si è qualificato per la finale dell’International Blues Challenge di Memphis. A lui abbiamo chiesto di raccontarci come nasce questo Festival e come si inserisce nel panorama musicale toscano.

Com’è nata l’idea di un festival del Blues della Toscana costiera?

«Sono diversi anni che la Stazione Leopolda organizza BeeRiver e il connubio tra birre artigianali e musica blues si è andato stringendo nel corso delle varie edizioni. Da qui l’idea di strutturare un festival vero e proprio in cui i ruoli si invertissero e la musica dal vivo assumesse il ruolo di protagonista assoluto».

A chi si deve la sua realizzazione?

«Ciò è stato possibile grazie alla collaborazione con il ministero della Cultura, con la Regione Toscana, con il Popolo del Blues e con Italian Blues Union, la più importante associazione blues nel nostro Paese. In Italia sono presenti molte realtà che organizzano festival ormai consolidati (Torrita Blues Festival, Pistoia Blues, Trasimeno Blues Festival per fare alcuni esempi), ma sulla costa toscana non esisteva niente del genere, nonostante ci sia un grande fermento musicale».

Il Blues in Italia è un genere in grado di coinvolgere nuove generazioni di musicisti?

«Assolutamente sì: a fianco degli artisti “storici” stanno emergendo giovani musicisti che si approcciano al blues in maniera fresca e genuina. Il programma del BluesRiver cerca di fotografare la realtà del movimento blues italiano proponendo artisti affermati e nuove leve, con una proposta artistica che racchiude approcci diversi a questo genere musicale: accanto a bluesman storici come Fabio Treves e Egidio Ingala troviamo musicisti come Adriano Viterbini, che si avvicina in modo moderno alle origini africane del blues, e come Roberto Angelini che insieme alla Propaganda Orchestra ingloba il genere in forme musicali anche molto diverse. Tra gli artisti emergenti ci sono i Betta Blues Society e Stefano Barigazzi. Nel programma ci sono due concerti di artisti pisani, i Betta Blues Society e Diego Schiavi».

Pisa è una città che offre spazi e opportunità adeguati per la musica?

«Dopo undici anni di concerti con i Betta Blues Society posso dire che Pisa è una realtà tutto sommato fortunata per chi vuole esibirsi dal vivo, grazie alla presenza di locali, teatri e piccoli festival che danno la possibilità di organizzare concerti. La Stazione Leopolda e BluesRiver sono un ottimo esempio in questo senso. La speranza è che anche le istituzioni possano considerare sempre di più la musica come un aspetto fondamentale della realtà culturale cittadina».

Il Blues è nato nella seconda metà dell’800 tra gli schiavi neri nelle piantagioni del sud degli Stati Uniti, come canto di sofferenza e malinconia. Quale messaggio porta nella società di oggi?

«Alla sofferenza e alla malinconia aggiungo la voglia di rivalsa di una comunità ai margini della società. In questo senso il messaggio ancora attuale è che il blues e la musica in generale azzerano la distanza tra le persone e le differenze che ci portano a diffidare di chi è diverso da noi. Credo perciò che sarà sempre uno dei simboli della voglia di riscatto di chi si sente messo ai margini».




 

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