Sicurezza
«Via D’Achiardi, i consiglieri ci ripensino»
I promotori dell’appello per la revoca dell’intitolazione: non abbiamo volontà di rivalsa, chiediamo che si rimedi
PISA. «Chiediamo che questa decisione sia riconsiderata e che si arrivi a rendere giustizia alla memoria dei sommersi». Così i promotori dell’appello online per la revoca dell’intitolazione a Giovanni D’Achiardi della strada di via Don Bosco dopo che il consiglio comunale, con i voti di Lega e Fdi, ha bocciato la mozione che proponeva l’approfondimento del tema in commissione consiliare.
Michele Battini, Michele Emdin, Fabrizio Franceschini, Davide Guadagni, Barbara Henry, Alessandra Lischi, Ilaria Pavan, Guri Schwarz e Alessandra Veronese ricordano la vicenda, che segue di pochi giorni la data del 5 settembre 1938. Quando il re, Vittorio Emanuele III, nella tenuta di San Rossore appose la sua firma sotto la prima delle leggi razziste italiane («la vergogna più grande della storia politica del Novecento nel nostro Paese»). Il 24 settembre 1938 «mentre gli ebrei venivano espulsi da ogni ordine di scuola, il rettore dell’Università, senatore Giovanni D’Achiardi, dopo aver stilato un elenco di centinaia di nomi, sancì l’espulsione dal nostro Ateneo di venti docenti ebrei (tra loro Ciro Ravenna, preside di Agraria, il chirurgo Raffaele Menasci, entrambi assassinati ad Auschwitz, e Enrica Calabresi suicidatasi nel carcere delle Murate a Firenze per sfuggire alla deportazione) e oltre 290 studenti ebrei stranieri, molti dei quali uccisi nei loro Paesi di origine. Pisa dedica a Ravenna e Calabresi una via per onorarne la memoria ed è comprensibile. Ma ne dedica una anche a D’Achiardi».
«Nell’autunno di tre anni fa – proseguono – l’Ateneo e le scuole pisane, in occasione dell’80º anniversario della firma di quelle leggi, organizzarono “San Rossore 1938”, un convegno internazionale, mostre, incontri. Nella cerimonia “del Ricordo e delle Scuse” del 20 settembre 2018 convennero a Pisa tutti i rettori delle Università italiane per offrire ai rappresentanti delle comunità ebraiche un riconoscimento morale per quanto era avvenuto tanti anni prima. Non era mai avvenuto in precedenza. Il rettore pisano, nel suo intervento, ricordò l’acquiescente responsabilità del rettore di allora, Giovanni D’Achiardi».
Il 6 luglio scorso alcuni tra gli organizzatori di quelle iniziative hanno presentato un appello al sindaco e al consiglio comunale di Pisa affinché sia cancellata l’intitolazione di una strada cittadina a D’Achiardi e quel nome sia sostituito con quello di Raffaele Menasci. Nell’appello, a cui hanno aderito la Comunità ebraica, l’Anpi, l’Associazione ex deportati nei campi nazisti, e poi sottoscritto da più di 22mila cittadini, «non c’è in noi volontà di rivalsa né di contrapposizione, ma solo di rimediare a un errore ed evitare che il nome di una persona con questa oggettiva e terribile responsabilità storica permanga nella toponomastica cittadina».
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