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Ctp, il consiglio apre la nuova era ma i comitati cittadini dicono no

Francesco Loi
Ctp, il consiglio apre la nuova era ma i comitati cittadini dicono no

Al voto la modifica dello statuto per le ex circoscrizioni. «Proposta diversa dagli impegni elettorali, marginale l’apporto fuori dai partiti»

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PISA. Prima resi inattivi. Ora in procinto di essere cancellati. Poi da ricostruire. Ma già contrastati nella nuova forma pensata dalla giunta da parte di coloro, i comitati dei cittadini, che dovrebbero essere una delle principali elementi di novità. Arriva oggi in consiglio comunale la proposta di superamento dei Ctp (Consigli territoriali di partecipazione), le ex circoscrizioni, con «individuazione di una nuova forma di reale partecipazione che coinvolga organismi rappresentativi del territorio in un rapporto diretto con il consiglio comunale».

È uno dei principali punti nel mandato del sindaco alla voce partecipazione. Dei Ctp «si prevede intanto – si legge – una loro riduzione perseguendo l’obiettivo di ricercare una nuova formula per consentire anche a soggetti provenienti dalla società civile la partecipazione in organismi rappresentativi del territorio», in particolare attraverso il coinvolgimento di «comitati di quartiere e associazioni» e di «cittadini desiderosi di partecipare».

I Ctp passerebbero così da 6 a 4, cambierebbe il regolamento della loro formazione, con 13 componenti ciascuno. Il consiglio comunale in prima battuta è chiamato ad eliminarli dallo statuto, successivamente dovrà approvare il nuovo regolamento. Per ora, in caso di voto favorevole, viene inserito un articolo 51 bis dove si dice che «il Comune può istituire organismi territoriali di partecipazione, secondo criteri e modalità definiti da apposito regolamento, di durata pari al mandato elettivo del sindaco in carica, con l’obiettivo di favorire forme di democrazia partecipativa anche attraverso l’individuazione di modalità di valorizzazione e coinvolgimento attivo da parte del consiglio comunale».

Una soluzione che non piace ai comitati di quartiere, che esprimono il loro dissenso attraverso una nota del loro coordinamento. Diversi i punti contestati. «L’amministrazione – sostengono i comitati – ha completamente ignorato le istanze elaborate dal coordinamento, squalificando le poche occasioni di confronto rese possibili: un solo incontro con la vicesindaco Raffaella Bonsangue e un’audizione, su richiesta dei comitati, in quarta commissione consiliare». Viene ritenuta «sostanzialmente tradita la promessa elettorale del sindaco Michele Conti sull’assoluta inutilità di organi costituiti da membri nominati dalle forze politiche e che non rappresentano la popolazione. Nello schema di regolamento i nuovi organismi risultano istituiti attraverso un sistema di lottizzazione politica (come nel passato) con un’esigua quanto strumentalmente frastagliata previsione di inclusione minoritaria dei comitati di quartiere, insieme ad una pletora di associazioni di tutte le specie, fino a quelle di categorie tecnico-professionali, tra cui gli Ordini professionali, che non sono per loro natura rappresentative della popolazione residente».

Il coordinamento critica inoltre «la composizione: in ciascun organismo dieci sono delegati di partito e solo tre sono espressione dei cittadini, anch’essi non eletti ma soggetti ad una scelta discrezionale tra i membri designati. Il numero degli organismi, poi, è stato ridotto da sei a quattro creando una sproporzione eccessiva con rischi di ingovernabilità».

Per tutti questi motivi «senza modifiche sostanziali, i comitati cittadini valuteranno se dare il proprio contributo all’interno di queste nuove entità, ma con la consapevolezza che sono profondamente diverse rispetto a quanto i cittadini chiedono e si aspettavano dagli impegni elettorali».


 

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