Sicurezza
Amianto killer per un sottufficiale ministero condannato a risarcire gli eredi
Morì a 53 anni per un tumore ai polmoni. Il Tribunale impone di pagare mezzo milione in favore di vedova e due figli
Pietro Barghigiani
pisa. Un risarcimento di circa mezzo milione di euro per la morte provocata dalla prolungata esposizione all’amianto durante gli anni di lavoro come imbarcato e in servizio a terra alle dipendenze della Marina Militare.
È la sentenza pronunciata dal Tribunale di Roma a carico del ministero della Difesa, il datore di lavoro di Francesco Volterrani, pisano, morto a 53 anni il 28 marzo 2003 per tumore ai polmoni. Ma è un verdetto che non chiude il duello legale tra i familiari del militare e lo Stato.
L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, dopo aver assistito la vedova e gli orfani di Volterrani nella causa romana, annuncia altri due fronti. Uno al Tribunale di Pisa per il riconoscimento come beneficiario del figlio maggiorenne (per ora escluso, mentre moglie e figlia minore accolte) del militare accertato vittima del dovere e l’altro davanti al Tar.
«Continuiamo a non comprendere le ragioni per le quali il ministero della Difesa si ostini a negare i diritti delle vittime» chiosa il legale.
Per i giudici romani il sottufficiale ha iniziato a morire poco alla volta per aver respirato amianto e altri cancerogeni durante il servizio come graduato di truppa, e successivamente nel ruolo di sottufficiale, nelle unità navali della Marina Militare italiana dal 1965 al 1997.
L’Osservatorio, ricevuta la richiesta di aiuto dei componenti della famiglia, attualmente residente a Pisa, la moglie Stefania, rimasta vedova a 49 anni e dei due figli, Riccardo e Annalisa, rimasti orfani a 26 e 14 anni, ha avviato la procedura con la quale ha ottenuto dal ministero prima il riconoscimento della causa di servizio e della qualità di vittima del dovere (con la determinazione di un primo indennizzo), e, successivamente, si è attivato per la tutela per il risarcimento del danno.
Di fronte a questa richiesta la Marina si è opposta costringendo l’avvocato Bonanni a rivolgersi al Tribunale di Roma che ha riconosciuto il danno subito dai familiari della vittima, e un ulteriore risarcimento a favore della moglie.
«La sentenza si richiama ad una copiosa documentazione che comprova l’esposizione ad amianto dalla quale emerge che ci fu responsabilità nella causazione della patologia e del conseguente decesso dell’uomo senza che fosse informato dei rischi connessi – spiegano dall’Osservatorio –. Nella Ctu del Tribunale i periti, Dario Consonni, epidemiologo e medico del lavoro, Bruno Murer, anatomopatologo, coadiuvati dall’ingegner Umberto Laureni, sottolineano che “vi fu esposizione ad amianto sotto forma di polverosità diffusa… non c’è stato utilizzo di dispositivi di protezione individuale e collettiva (maschere filtri Ffp 3, aspirazione localizzata, dei prodotti di emissione delle lavorazioni, controllo del microclima. C’è stata assenza di netta separazione tra i siti dove veniva trattato e liberato l’amianto. Non c’è stata disponibilità di tute di protezione, quelle per le esercitazioni di emergenza erano composte da amianto. C’è stata assenza delle visite mediche mirate per il rischio”».
Volterrani dal 1965 al 1997 aveva prestato servizio sulle navi della Marina e a terra a La Maddelena, Roma, all’Arsenale di Taranto e al Cresam e Cisam a San Piero a Grado. L’Osservatorio stima che siano più di tremila i decessi per l’uso dell’amianto da parte della Marina Militare Italiana e già dal 2008 si è mobilitato per assistere le vittime.
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