Sicurezza
Kindu rivive anche 60 anni dopo L’omaggio della livrea ripristinata
Dopo un’accurata ristrutturazione il C-119 dei tredici aviatori trucidati torna ad avere colorazioni e insegne originali
pisa. Mentre cade a terra il telo blu, svelando l’accurata opera di ristrutturazione del C-119 risalente a quasi 70 anni fa, il cielo è solcato, in perfetta sincronia, da tre velivoli che procedono a bassa quota. Un C-130 e due C-27. Uno è più lontano dagli altri due, è come se volesse tenere le distanze. Il perché lo spiega il generale Alessandro De Lorenzo, comandante della 46esima Brigata Aerea di Pisa: «Quello spazio lasciato vuoto lassù – ha detto – vuole testimoniare concretamente la mancanza del velivolo che simbolicamente trasporta i nostri tredici aviatori che esattamente 60 anni fa (era l’11 novembre 1961, ndr) furono uccisi durante una missione umanitaria nell’allora Congo belga».
Per la verità quell’aereo è a terra, in tutto il suo rinnovato splendore, a pochi metri dal generale De Lorenzo e dalle altre autorità civili e militari, tra cui il capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare, il generale di squadra aerea Luca Goretti. È proprio questo l’omaggio che la 46esima Brigata Aerea ha voluto “confezionare” per la celebrazione in grande stile del sessantennale dell’eccidio di Kindu, una delle pagine più buie e atroci della storia italiana e dell’Onu (egida sotto la quale fu organizzata quella spedizione finita nel sangue). Il C-119 di allora è tornato come nuovo, grazie al ripristino delle colorazioni e delle insegne originali. Un lavoro certosino, «fatto con il cuore», ha sottolineato il generale De Lorenzo, che ha aggiunto: «Il velivolo era ormai logorato dall’età e dal tempo, ma da oggi torna a nuova vita grazie alla passione, alla competenza e all’attenzione ai minimi dettagli (resa possibile grazie alle informazioni dello storico Paolo Farina) che hanno contrassegnato l’opera di restauro. È significativo il fatto che oggi, su questa pista, sia circondato da tutti i velivoli di punta dell’Aeronautica militare, schierati a mo’ di inchino nei confronti del decano».
La cerimonia della scopertura della rinnovata livrea è stata preceduta dalla messa in ricordo dei caduti celebrata all’interno del sacrario di Kindu (in cui riposano i 13 aviatori) dall’ordinario militare per l’Italia monsignor Santo Marcianò, il quale si è più volte rivolto ai familiari degli aviatori trucidati nel 1961. «Ai parenti – ha evidenziato Marcianò – voglio ribadire che questa (il sacrario di Kindu, ndr) è e sarà sempre la vostra casa. Dovete essere orgogliosi e avere il cuore gioioso, perché i vostri morti vivono in Cristo. I nostri fratelli aviatori furono dei profeti di sapienza, rappresentarono un guizzo di luce che ancora oggi è rimasto a splendere. Anche se sono trascorsi sessant’anni, sentiamo sempre il bisogno di ricordarli e di pregare. Loro che morirono per un tragico e paradossale scambio di persone, il che sta a significare che la guerra non ha logica, che il male non ha confini».
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