Il Tirreno

Pisa

l’ex monopoli di stato 

Via Pellizzi, il cantiere può andare avanti

Danilo Renzullo
Via Pellizzi, il cantiere può andare avanti

Respinta dal Tar la richiesta di sospensiva dei residenti: «Non c’è incremento di carico urbanistico». Nuova udienza a febbraio

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PISA. «I dati disponibili non certificano l’aumento di carico urbanistico lamentato, a meno che i ricorrenti riescano a dimostrarlo con la presentazione di ulteriori approfondimenti e dettagli tecnici. I lavori possono quindi proseguire». Questo, in estrema sintesi, il pronunciamento del Tar di Firenze dove, per la seconda volta, è approdato il progetto di realizzazione del cosiddetto “Giardino verticale”, il piano di rigenerazione urbana promosso dall’Impresa generale di costruzioni Ferrante per il recupero dell’area di via Pellizzi che ospitava l’immobile ex Monopoli di Stato che porterà alla realizzazione di una palazzina.

Il Tar ha riconosciuto la legittimità del nuovo permesso a costruire rilasciato dal Comune (difeso dagli avvocati Sandra Ciaramelli e Nicola Pignatelli),respingendo il ricorso presentato da un gruppo di cittadini e promosso dal comitato Via Battelli-Per una città ed un territorio vivibili contro Palazzo Gambacorti per chiedere la «sospensione dell’esecuzione del provvedimento impugnato», il permesso a costruire rilasciato lo scorso giugno, lamentando un eccessivo carico urbanistico non sostenibile dal quartiere.

«Il tema dell’incremento del carico urbanistico, al contrario di quel che sembrano sostenere i ricorrenti, non si esaurisce nel numero di abitanti insediati o insediabili, ma attiene più in generale all’impatto dell’intervento sul fabbisogno di dotazioni territoriali – specifica il Tar –. In questa ottica, i dati disponibili mostrano, in controtendenza rispetto all’aumento del numero di abitanti, una diminuzione del fabbisogno di spazi a parcheggio che, unita alla cessazione delle destinazioni commerciali già in essere, sembrano invece deporre nel senso di un alleggerimento del carico, come pure nella stessa direzione sembrano andare la realizzazione di spazi a verde prima mancanti e il rafforzamento dell’infrastruttura fognaria».

Secondo il Tar «non c’è un’immediata evidenza della fondatezza della pretesa azionata» che «consente di accordare la misura cautelare richiesta». Partita chiusa? Il Tar ha respinto la richiesta di sospensione del permesso a costruire, ma invita le parti «a fornire ulteriori elementi di prova a sostegno delle proprie ragioni», a partire dal tema dei flussi di traffico generati dal vecchio e dal nuovo insediamento, fissando l’udienza per il prossimo 22 febbraio. Nel frattempo i lavori possono andare avanti.

Danilo Renzullo

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