Il lutto
Scandalo Don Euro, la perizia: «Il sacerdote era seminfermo di mente»
Melania Carnevali
massa. Non era lucido, ma nemmeno del tutto incapace di intendere e volere. Luca Morini, l’ex sacerdote originario di Pontasserchio (Pisa) finito al centro di uno scandalo fatto di festini, cocaina e soldi spesi in hotel di lusso, e passato alle cronache come Don Euro, quando frequentava escort gay o quando minacciava l’ex vescovo di Massa, Giovanni Santucci, per, a detta della procura, avere soldi in cambio del suo silenzio su presunte malefatte degli altri sacerdoti, era seminfermo di mente. Lo ha detto ieri in aula il perito del tribunale, Leonardo Moretti, che ha in parte confermato la consulenza psichiatrica di parte.
La seminfermità mentale non elimina l’imputabilità (cosa che sarebbe successa se fosse stato dichiarato non in grado di intendere di volere) ma, in caso di condanna, l’ex parroco potrebbe ottenere uno sconto di pena di un terzo.
«Credo nella giustizia e mi rincuora sapere che, seppure con uno sconto di pena, Don Euro potrà essere riconosciuto colpevole di quello che ha fatto. Perché io l’ho conosciuto e so che era razionale in quello che faceva. So che era razionale quando minacciava i ragazzi che non volevano più andare in vacanza con lui», commenta a Il Tirreno Francesco Mangiacapra (rappresentato in aula da Luca Benedetti), ex avvocato napoletano diventato gigolò, grande accusatore dell’ex parroco. È stato lui a far partire l’inchiesta, dopo aver scoperto che l’uomo con cui aveva rapporti non era quello che diceva di essere, ma un sacerdote. I capi di imputazione a carico di Morini, nelle varie fasi processuali, sono passati da 24 a 16. È caduta, ad esempio, l’accusa di truffa (l’aver chiesto soldi ai fedeli, poi utilizzati per fini privati) dal momento che nessuno ha presentato querela. Rimangono le accuse di autoriciclaggio, cessione di stupefacenti, estorsione nei confronti del vescovo e di un altro uomo, e di sostituzione di persona. Con lui a processo c’è anche l’ex parroco Emiliano Colombi, accusato di ricettazione per aver trasferito del denaro proveniente dalle presunte truffe sul conto dell’amico sacerdote.
E se sulla moralità della sua doppia vita deve solo rispondere a se stesso, o al massimo al suo Dio, sulla legalità delle sue azioni, invece, l’uomo deve rispondere anche ai giudici. Secondo la procura, Morini avrebbe costretto fedeli a dargli denaro».
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