Toscana
Il caso Fulgencio sui tavoli dell’Onu e si muove anche Striscia la Notizia
Pisa: il nome dell’ingegnere detenuto in Guinea Equatoriale nell’appello di Amnesty alle Nazioni Unite
PISA. È stato incluso nella lunga lista di chi, negli ultimi decenni, è stato privato di qualsiasi diritto. L’appello, promosso da Amnesty International Africa, finirà sui tavoli dell’Onu con l’obiettivo di chiedere l’attivazione di una procedura speciale delle Nazioni Unite per cercare di ripristinare i diritti umani per i detenuti in Guinea Equatoriale. Tra questi spicca il nome di Fulgencio Obiang Esono, ingegnere 51enne originario del Paese africano e residente a Pisa dal 1988, arrestato a Lomé (capitale del Togo) tre anni fa su ordine del regime equatoguineano e condannato a quasi 60 anni di carcere con l’accusa di aver partecipato all’organizzazione di un presunto colpo di Stato per rovesciare il potere detenuto da oltre 40 anni dal dittatore Teodoro Obiang Nguema Mbasogo.
L’appello punta a ristabilire le minime condizioni di dignità dei prigionieri detenuti in quelle che sono considerate tra le peggiori carceri al mondo. Una richiesta che si unisce ai numerosi appelli di liberazione e di verifica delle condizioni di salute di Obiang Esono. Ribaditi negli anni, ma caduti tutti nel vuoto.
La famiglia del professionista prova ora a riaccendere i riflettori su un “giallo” che dura da oltre tre anni. Con il supporto dell’associazione Unità migranti in Italia, i parenti dell’ingegnere residenti a Pisa hanno lanciato un appello attraverso i microfoni e le telecamere di Striscia la Notizia, il tg satirico di Canale 5 arrivato lunedì scorso in città con l’inviata Rajae Bezzaz per girare il servizio che andrà in onda nei prossimi giorni. I familiari, insieme a Said Talbi, presidente di Unità migranti, Corrada Giammarinaro, legale dell’associazione, e in collegamento telefonico con Francesca Carnicelli, legale della famiglia di Obiang Esono, hanno rinnovato l’invito ad enti, istituzioni, ministero degli Esteri e alle autorità diplomatiche a lavorare per fare piena luce sull’arresto e sulla successiva condanna (58 anni e 10 mesi inflitti nel giugno di due anni nel corso di un processo che ha coinvolto altri 111 imputati e trasmesso in diretta da una tv nazionale), ma soprattutto a stabilire un contatto con il detenuto.
Sottoposto ad una sorta di “tour” delle prigioni dello Stato africano, ogni tentativo di accertamento sulle sue condizioni di salute è stato vano. Stessi risultati hanno ottenuto le richieste di contatto con familiari e legali. Negate anche le visite consiliari in carcere.
A seguito delle richieste del ministero degli Esteri, lo scorso giugno è stato comunicato il trasferimento del professionista, laureato in Ingegneria civile all’Università di Pisa, nel carcere di Mongomo, località della Guinea Equatoriale, dopo oltre un anno trascorso in quello di Bata e oltre otto mesi di detenzione nel carcere di Black Beach di Malabo, ritenuta la prigione più disumana al mondo dove, secondo fonti dell’opposizione, le autorità locali avrebbero riservato al detenuto il più duro regime carcerario: torture, vessazioni e cibo minimo per la sola sopravvivenza. «Importante mantenere alta l’attenzione – sottolinea l’avvocato Carnicelli –. Ringraziamo Amnesty che continua ad attivarsi su questo caso sperando ci aiuti ad avere le risposte che attendiamo, a partire dalle buone condizioni di salute di Obiang Esono».
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