Il Tirreno

Pisa

Riecco la livrea originale degli aviatori per ricordare Kindu

Cristiano Marcacci
Riecco la livrea originale degli aviatori per ricordare Kindu

Sul C-119 dell’epoca ripristinati colori e insegne De Lorenzo: «Un lavoro fatto col cuore» 

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PISA. Sessant’anni fa, esattamente l’11 novembre 1961, Pisa e l’Italia piansero per la prima missione umanitaria (organizzata sotto l’egida dell’Onu) finita nel sangue, con l’eccidio nel Congo belga di tredici aviatori appartenenti alla 46esima Brigata Aerea di Pisa. Domani, su volere del comandante della base, il generale Alessandro De Lorenzo, la giornata di commemorazione (che si aprirà con una messa nel sacrario di Kindu di monsignor Santo Marcianò, ordinario militare per l’Italia) sarà estremamente significativa e celebrata in grande stile. Vi prenderà parte, tra gli altri, il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, il generale di squadra aerea Luca Goretti.

Generale De Lorenzo, siamo alla vigilia della celebrazione del sessantennale dell’eccidio di Kindu. Quest’anno la cerimonia sarà ancor più sentita grazie a un evento che state organizzando da tempo. Ci può spiegare di cosa si tratterà?

«Nel periodo dell’eccidio di Kindu la 46ª Aerobrigata operava nell’ambito di una missione sotto le insegne dell’Onu, con una colorazione grigia che fu modificata, come su molti velivoli, in una livrea mimetica. In occasione del sessantennale abbiamo pensato di riportare il C-119, che dal 1978 è posto davanti al sacrario di Kindu, alla sua colorazione e insegne originali, affinché dalle vetrate del sacrario il velivolo si possa specchiare così come era all’epoca dei fatti. Una cosa del tutto inedita, che è stata possibile grazie a un’attenta ricostruzione storica e a una ricerca assoluta dei dettagli, grazie alle indicazioni del Museo Storico dell’Aeronautica Militare e dello storico e amico della 46esima Paolo Farina. Un lavoro fatto con il cuore, un modo simbolico ma concreto per sentirci ancora più vicini ai nostri caduti, e al contempo far conoscere ancora meglio un pezzo della storia della 46esima e dell’Italia, specialmente alle giovani generazioni».

Tra i valori fondanti della 46esima Brigata Aerea quale ruolo e quale significato continua ad avere l’eccidio di Kindu?

«Un significato assolutamente rilevante. La 46ª Brigata Aerea continua ad operare in tutto il mondo con i suoi velivoli in missioni che sono del tutto analoghe a quella di Kindu. Basti pensare all’operazione Aquila Omnia, cui abbiamo contribuito con i nostri velivoli nello scorso mese di agosto, assicurando un ponte aereo, da Kabul al Kuwait, che ha permesso di mettere in salvo migliaia di persone e famiglie afghane. Epoche diverse, contesti diversi, velivoli diversi, ma un unico comune denominatore: operare per il bene delle persone, al servizio delle istituzioni, anche in contesti molto complessi e non privi di rischi. Ieri in Congo, oggi in Afghanistan, con il medesimo spirito di servizio e la medesima professionalità».

Ora che la pressione della fase pandemica si sta per fortuna attenuando, ci può fare un rapido bilancio dell’attività umanitaria e di sostegno svolta non solo in Italia in quest’ultimo anno e mezzo?

«La 46esima Brigata Aerea durante l’emergenza coronavirus ha combattuto davvero in prima linea, specialmente nei mesi di marzo e aprile 2020. Mentre l’Italia si fermava, la Brigata ha operato il massimo sforzo dando pieno supporto alla Protezione civile che aveva l’impellente necessità di decongestionare gli ospedali del nord Italia trasferendo pazienti in altre strutture pronte ad accoglierli, cosa che abbiamo potuto effettuare grazie alle capacità di trasporto in bio-contenimento che i nostri velivoli possono garantire. Ma la pandemia non ha purtroppo fermato altre emergenze che hanno richiesto il nostro intervento, ad esempio in Libano, all’indomani dell’esplosione nel porto di Beirut, dove abbiamo operato per conto della Protezione civile, o in Belgio, dove in seguito ad una alluvione era urgente trasportare personale e mezzi dei vigili del fuoco, solo per citarne alcune».

Negli ultimi anni, prima della pandemia, la 46esima Brigata Aerea si era distinta per essersi aperta alla popolazione e ai pisani in più di un’occasione. Tornerete ad essere una cittadella nella città?

«Ci sentiamo parte integrante di questo splendido territorio. Collaboriamo con le istituzioni locali, con l’aeroporto civile – del quale sosteniamo da sempre lo sviluppo, anche con investimenti sui sistemi di assistenza alla navigazione aerea come ad esempio il nuovo radar – e con le associazioni e onlus che operano sul territorio. Nel mese di dicembre torneremo ad organizzare la consueta serata di beneficenza per fornire concreto sostegno a una realtà no profit pisana. Quando poi sarà possibile, senz’altro riapriremo le nostre porte per far visitare la base. È una cosa che desideriamo davvero. Speriamo anche di poter dare il nostro contributo per riportare ancora una volta una manifestazione aerea sul litorale pisano».

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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