Attenzione
C’è l’accordo con la proprietà, il circolo Agorà può restare dov’è
Festa per la comunicazione della notizia. Moni Ovadia: orgoglioso del piccolo contributo portato
Pisa. Il circolo Agorà resta nella sua storica sede di via Bovio a Pisa. Dopo mesi di mobilitazione e il timore di dover abbandonare uno spazio costruito in 27 anni di attività, l’accordo con la proprietà privata del fondo è finalmente arrivato.
Una buona notizia che si aggiunge all’arrivo da Milano dell’autore e attore teatrale Moni Ovadia, ieri pomeriggio appositamente in città per sostenere ancora una volta la campagna promossa dal circolo nei mesi scorsi. Il rischio era infatti quello di dover abbandonare lo spazio in affitto il 31 dicembre, entro i termini contrattuali di finita locazione. Poche le speranze di vedersi rinnovare il contratto. Almeno fino a ieri, «quando – spiega il presidente del circolo Valter Lorenzi – siamo stati contattati dalla proprietà, che si è detta disponibile a ritirare completamente la richiesta di una copertura fideiussoria di 12 anni (insostenibile per il nostro circolo) per la stipula di un nuovo contratto. Ma non è tutto: ci concederà anche un lauto sconto rispetto al debito maturato nel terribile periodo pandemico e c’è la disponibilità a fare un contratto per i prossimi 12 anni».
E così un incontro che era un altro tassello della lotta per restare nelle stanze di via Bovio è diventato un momento di festa, incontro e condivisione. «Il buon risultato di oggi – ha detto Moni Ovadia, primo firmatario dell’appello a sostegno del circolo – dimostra come non si viva solo accumulando denari. Si può andare incontro a quelle realtà che fanno del bene sociale. E se ho potuto contribuire, anche in piccola parte, sono orgoglioso. Si parte in pochi, ma si cresce se c’è il senso della verità, cosa che i partiti politici non hanno più. Agorà dimostra che si possono pensare forme di lotta originali. Perché, ne sono convinto, solo ciò che sorge dal basso può fare qualcosa per cambiare l’Italia». Un Paese, quello italiano, «regredito sul piano culturale e della volgarità relazionale. Non solo – continua – ci si basa su un profitto smisurato e patologico, ma i finanziamenti non vengono dati nemmeno sulla base del merito. Imperano nepotismo e clientelarismo, servilismo e vigliaccheria. In Italia per la cultura non si parla mai di aumentare i fondi, a dispetto dei risultati. Negli altri Paesi durante la pandemia il settore culturale non ha ricevuto solo elemosina. Questo perché il benessere di un Paese dipende più dalla cultura e meno dalle banche», ha sottolineato Moni Ovadia.
Oltre a lui, ieri pomeriggio erano presenti Michelangelo Ricci, in rappresentanza del Teatro dell’Assedio, Giulio D’Agnello, Davide Giromini, Alessandro Scarpellini e Alessio Lega. Tutti cantanti, musicisti, artisti e tra i firmatari dell’appello, online e cartaceo, lanciato dal circolo nei mesi scorsi raccogliendo cinquemila firme. Una vittoria, questa, che però non si dimentica delle realtà culturali tuttora in difficoltà. «Tante associazioni come la nostra, soprattutto quelle più piccole, stanno chiudendo anche nel nostro territorio. Al contempo – aggiunge Lorenzi – ci sono decine di spazi vuoti che restano inutilizzati per poi essere svenduti a vantaggio del solito e ristretto cerchio di persone. D’ora in poi lotteremo anche per le altre associazioni che hanno subìto le drammatiche conseguenze della pandemia. La nostra battaglia ha dimostrato che con la determinazione si può tenere aperto uno spazio vivo, un pezzo importante della città dove negli anni sono passare migliaia di persone».
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