Sicurezza
Scieri, l’ultima udienza il 29 arriverà il verdetto
Accusa, difese e parti civili hanno concluso con le repliche Chieste tre condanne e due processi per la morte del parà
pisa. Udienza dedicata alle repliche delle parti processuali sul caso Scieri. Ognuno, dalla Procura con il capo dell’ufficio Alessandro Crini e il sostituto Sisto Restuccia, alle parti civili e ai difensori degli imputati, ha ribadito il proprio convincimento.
Colpevoli per l’accusa e le parti civili, estranei ai fatti per le difese.
Tutte le udienze si sono tenute in camera di consiglio davanti al gup Pietro Murano che dovrà decidere sulle richieste di condanna e di rinvio a giudizio avanzate dal pm per i cinque imputati.
La lettura della sentenza è prevista per la mattina del 29 novembre.
Sarò il primo pronunciamento nel processo sulla morte del 26enne parà Emanuele Scieri il 13 agosto 1999 nella caserma Gamerra.
Per Andrea Antico (avvocati Alberto e Fiorenzo Alessi) sono stati chiesti 18 anni per omicidio volontario aggravato. Quattro anni la pena invocata per l’ex comandante della Folgore Enrico Celentano (avvocati Francesco Virgone e Valerio Vianello Accorretti) e per il maggiore Salvatore Romondia (avvocato Barbara Druda), di Pisa, accusati di favoreggiamento. Per la Procura sapevano del dramma che si era consumato nella caserma, ma per tutelare il buon nome della brigata e il simbolo della Folgore scelsero di non dare impulso alle indagini preferendo coprire i comportamenti criminali dei caporali. Opposta la ricostruzione delle difese che parlano di congetture alla base delle contestazioni. Francesco Scieri, fratello di Lele, è parte civile con la mamma Isabella Guarino (avvocati Alessandra Furnari e Ivan Albo).
Il gup dovrà decidere sui tre abbreviati (Antico, Celentano e Romondi) e le due richieste di non luogo a procedere avanzati dai legali dei due ex caporali accusati di omicidio volontario aggravato Luigi Zabara (avvocati Andrea Di Giuliomaria e Mariateresa Schettini) e Alessandro Panella (avvocato Andrea Cariello). Per l’accusa Scieri, dopo un pestaggio, cercò di fuggire salendo sulla torre di asciugatura dei paracadute. Qualcuno gli pestò le mani con gli scarponi facendolo cadere. Nel giro di pochi secondi il volo da sei, sette metri si trasformò in un decesso - il corpo fu scoperto il primo pomeriggio del 16 agosto – rimasto impunito da quasi 22 anni. Un atto di nonnismo degenerato in omicidio secondo la Procura. «Non eravamo in caserma e siamo innocenti» la replica ripetuta fin dalla riapertura dell’inchiesta da parte degli ex caporali accusati del delitto. Il 29 novembre il verdetto.
P.B.
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